Tenebre: Tolstoj, Conrad e… Linkous

Ci sono autori che mi sono sempre sfuggiti. Sono molti e, direi, lo sono inevitabilmente. Diplomarsi in un istituto tecnico industriale negli anni Ottanta ed entrare nel magnifico mondo del lavoro dopo pochi giorni non si è rivelato, come dire, il viatico ideale per farsi una cultura letteraria decente. Fin da subito comunque ci provai, malgrado la fregola dei vent’anni mi suggerisse altri modi d’impiegare il tempo libero. Tentai di colmare lacune senza alcun metodo, col risultato di scoperchiare voragini.

Leggevo molto, caoticamente: Balzac, Dostoevskij, Stendhal, Moravia, Shakespeare, Kerouack, Goethe, Pavese, Platone, Freud, Poe, Lewis Carroll, Savino e via discorrendo. Mi piacevano molto, moltissimo, però era come nuotare in una piscina galleggiante in mezzo all’oceano: mi sfuggivano i contesti, le connessioni, e me ne rendevo conto. Di conseguenza mi appassionavo e mi scoraggiavo continuamente. Fu un bel periodo, tutto sommato. Presto mi rassegnai al “so di non sapere” e lasciai che molte (moltissime) lacune rimanessero tali. Continuai a muovermi come una pallina in un flipper sconfinato. Ancora oggi è così.

Lev Tolstoj

Tutto questo bel pippone per giustificare l’ingiustificabile, ovvero che sono arrivato fin qui senza avere mai letto nulla di Lev Tolstoj e quasi nulla di Joseph Conrad. Per quanto riguarda quest’ultimo quel “quasi” è dovuto a La linea d’ombra, che non mi aveva convinto abbastanza da spingermi ad affrontare un Lord Jim o un Tifone. Del buon Lev, invece, niente: la mole di Anna Karenina e Guerra e Pace ogni volta mi invitavano a rimandare a tempi migliori. A proposito: niente male come figura mitologica, i “tempi migliori”, no?

A proposito di tempi non proprio bellissimi, nel blando lockdown di questi giorni mi è capitato di imbattermi in una bancarella di libri usati. Titoli perlopiù dozzinali, ahimé. Tuttavia c’erano alcuni classici in buono stato e a prezzo stracciatissimo. Della serie: non potevo lasciarli lì. Così ho fatto miei tra gli altri Sonata a Kreutzer e Cuore di tenebra. Leggere entrambi nel giro di pochi giorni è stato… sorprendente. Si tratta di due romanzi brevi, scritti entrambi sul finire del diciannovesimo secolo, e apparentemente i punti in comune finiscono qui, se non vogliamo considerare che il britannico Conrad aveva origini polacche (il vero nome era Józef Teodor Konrad Korzeniowski, nato a Berdyčiv, nell’attuale Ucraina), quindi radici non proprio agli antipodi di quelle del russo Lev Nikolaevič, originario del distretto di Ščëkino, “appena” ottocento chilometri a nordest.

In realtà ci sono due altri aspetti che ho trovato simili. Uno è strutturale, ovvero riguarda il doppio livello narrativo: in entrambi i casi l’io narrante è un testimone che riporta al lettore il racconto fatto dall’effettivo protagonista-narratore. In un certo senso, chi scrive è garante di chi legge, si pone su un piano mediano tra la vicenda e il lettore, descrive il racconto nel suo farsi, con le ricadute emotive evidenti sul narratore che contribuiscono al processo di sospensione dell’incredulità (per immedesimazione col testimone). Oltretutto entrambe le narrazioni avvengono in un tempo sospeso – in una notte di riposo tra marinai da una parte e su un treno notturno dall’altra – che enfatizza la sensazione di dimensione parallela, di luogo ulteriore, praticamente il significato stesso di quell’attività inafferrabile e misteriosa che è il raccontare.

L’altro aspetto in comune è il motivo per cui ho scritto questo post. Due vicende tanto diverse – la crisi di un matrimonio con delitto in Sonata a Kreutzer, il “recupero” di un agente/commerciante d’avorio uscito di senno nel bel mezzo del Congo in Cuore di tenebra – mettono al centro il fattore oscuro, la natura imponderabile che governa gli individui nel profondo e quindi infesta come uno spettro la società borghese, malgrado quest’ultima si illuda di costituire un meccanismo solido e razionale, grazie al quale ragioni, interessi e regole stabiliscono un equilibrio che prevale sulla tensione caotica degli istinti.

La manifestazione di questa “bestia” umana troppo umana rappresenta uno shock per Pozdnyšev, il protagonista di Sonata a Kreutzer, che la riconosce in se stesso e nella moglie, o meglio la intravede oltre la membrana delle convenzioni e (perciò) nelle convenzioni stesse. La riconosce, ma non la comprende, non ne ha gli strumenti né la forza, ne viene travolto. Consuma il delitto d’onore non per obbedire alle regole ma per ribellarsi all’incapacità di accettare la consapevolezza della loro immoralità e di vivere al di là di esse.

”Ma lei, chi è? Lei è un mistero. Lo era e lo è. Io non la conosco. La conosco solo come animale, ed un animale non può, non deve frenarsi in nulla.”

La moralità di stampo evangelico di cui è intriso il tentativo di spiegare il racconto da parte di Tolstoj stesso nella postfazione, rappresenta un aspetto rilevante dal punto di vista storico e biografico, ma il tema della “tenebra” in agguato appena sotto la pelle delle convenzioni sociali è potentemente contemporaneo, rafforzato dal realismo chirurgico con cui Tolstoj descrive il rovello psicologico del protagonista.

Tenebra che in Conrad assume dimensioni cosmiche: se in Sonata a Kreutzer è un virus che si risveglia subdolo e poderoso, ma che appunto è annidato nell’individuo, in Cuore di tenebra è immanente, coincide con la natura, con la realtà. È invisibile ma pervade tutto. Percepirla – come fa Kurtz, personaggio reso immortale dalla parossistica interpretazione di Marlon Brando in Apocalypse Now (che ricollocava appunto la vicenda in Vietnam) – significa comprendere la devastante vanità dell’agire umano, con tutte le sue regole, ambizioni, convenzioni.

“Non c’era nulla al di sopra o al di sotto di lui, e io lo sapevo. Aveva volontariamente perso ogni contatto col mondo. Maledizione a lui! Aveva fatto a pezzi il mondo stesso. Era solo, e io davanti a lui non sapevo se poggiavo sulla terra o volteggiavo nell’aria.”

Ci sono ovviamente altri e più immediati livelli di lettura: in Conrad ad esempio è ravvisabile una critica profonda alla mentalità colonialista britannica, così come Tolstoj fa coincidere la decadenza dei costumi borghesi della società russa ad una malattia sociale dagli esiti disastrosi. Ma se entrambi i romanzi mi sono sembrati vivi e a fuoco – così vivi da lasciarmi sinceramente stupefatto – è proprio per la lucidità con cui mettono nel mirino la malattia della cosiddetta normalità, la natura illusoria di un sistema di regole in grado di governare l’irrazionale per mezzo del razionale, la fallimentare produzione di un senso destinato a sgretolarsi con un lieve spostamento del punto di vista. Non solo mi pare un messaggio ancora attuale, ho la sensazione che non sia mai stato tanto attuale come oggi.

Joseph Conrad

Italo Calvino fu un’altra delle letture disordinate dei miei vent’anni. Di un suo fortunato saggio del 1991 – Perché leggere i classici – ricordo e ricorderò sempre una frase: un classico è un libro che non ha mai finito di dire ciò che ha da dire. Questi due brevi, formidabili romanzi pubblicati oltre un secolo fa confermano in pieno questa “legge”, suggerendo una possibile integrazione: il tempo dà ai classici più di quanto li renda obsoleti, spingendoli a un dire che va oltre il loro tempo.

Infine, è curioso come in Heart Of Darkness degli Sparklehorse di Mark Linkous sembri consumarsi una sorta di merge dei due libri: l’oscurità che avvolge il cuore e l’anima di due amanti, l’incendiarsi di un esito distruttivo, l’aria da paradigma senza tempo.

Then she woke up
Into the fire
And the flames kept
Dancing higher
Satan would laugh at her screams

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...