Dritto al cuore, Mark

sparklehorse

Penso ai musicisti degli anni 90, a quelli che ho più amato, e mi accorgo di pensare sempre più a un carosello di scomparsi. Tra questi lutti così diversi eppure così vicini, uniti da uno strisciante senso di resa, quello che più mi ha spaccato l’anima è stato il suicidio di Mark Linkous.

Ricordo di averlo visto per la prima volta con i suoi Sparklehorse ad aprire un memorabile concerto dei Radiohead a Firenze, nel 1997. Rimasi incantato, ma la band di Yorke rappresentava davvero troppo per me in quel momento (ok, non solo per me), così le canzoni malferme e irruenti di quella band dal nome strambo finirono sepolte da tutto ciò che venne dopo.

Pochi anni dopo, percorsi i 300 chilometri di autostrada per vederlo al Tunnel di Milano, Linkous coi suoi Sparklehorse, oramai una delle band in attività (all’epoca) che più amavo. Alla fine di quel concerto, splendido e splendidamente indolenzito, durante una Homecoming Queen che mi strappava la pelle dal petto, Mark lasciò che il pubblico intonasse il ritornello. E sorrise. Chiuse gli occhi: e sorrise.

Non lo scorderò mai, quel sorriso. Perché non ho mai capito davvero a cosa fosse rivolto. A chi.

Pochi giorni fa ho scritto questa scheda monografica per Sentireascoltare. Ha avuto un successo inatteso, che mi ha fatto molto piacere. Segno che gli Sparklehorse, quell’allucinazione disperata fatta canzoni, seppero colpire al cuore nel modo giusto.

Nel modo giusto, Mark.

Annunci

Un pensiero riguardo “Dritto al cuore, Mark”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...