Una distillazione del sé: L’arte della gioia di Goliarda Sapienza

Difficile parlare di questo romanzo senza svelarlo, e sarebbe un torto imperdonabile per chi ancora dovesse leggerlo. Perciò occorre orbitare, costeggiarlo.



Che cos’è, innanzitutto, L’arte della gioia? Già stabilire questo significa andare a fondo. Un po’ saga, un po’ affresco storico, un po’ feuilleton, un po’ tragedia, un po’ romanzo di formazione, ma nulla di tutto questo. Cioè, è un ribollire di tutto questo. Un insieme forsennato che vale più – travolgendola – della somma.

Modesta, la protagonista, è il corpo attorno a cui le vicende si ridispongono: la sua accanita volontà di essere oltre la condizione amorfa in cui è precipitata per nascita, diventa col tempo – col vertiginoso consumarsi del ventesimo secolo (lei nata il 1 gennaio del 1900) – uno scivolare sempre più riflessivo, tanto più consapevole quanto più inerte, come se l’individuazione significasse innanzitutto distanza, quel distacco necessario a interpretare, a distinguersi dalla realtà, a strigare il groviglio di soggetto e oggetto, di amore e indifferenza, di corpo e spirito, di morte (“la Certa“) e vita. Distanza, ovvero libertà anche da se stessa, evitando cioè di diventare “l’impiegata del proprio talento“.

Il registro ondeggia, si gonfia, s’asciuga, s’incapriccia, mai domato, persino selvatico, eppure sapiente. La forma della scrittura vacilla, sussulta, si rovescia, si contorce e si dilata secondo il respiro e le pulsazioni della vicenda. La terza persona che diventa prima, e viceversa, mentre il passato si fa presente e torna passato: continuamente. E poi: le elusioni, gli scarti temporali tanto drastici e repentini quanto lievi, come se la vita (la sostanza della vita) trascendesse lo svolgersi cronologico, sorvolasse per connessione mnemonica o cardiaca. E ancora: i dialoghi che si fanno soggetto teatrale, i dialoghi che (shakespearianamente) determinano – dicono – l’azione, comprimono il tempo, dirigono i corpi, scandagliano l’anima.

Tutto questo provoca uno sconfinamento dell’io narrante. Proprio come Modesta sconfina il perimetro stabilito dalle convenzioni, vaporizza l’alfabeto morale per mancanza di vocabolario prima e per pienezza di parole e concetti poi (Modesta, in un certo senso, è un corpo che si fa parola).

Eros e Thanatos sovrintendono la vita individuale ma multipla di Modesta, il suo scorrere che è un balzare e un ammarare, un cogliere snodi e assecondare varchi, un incalzare e dilapidare, mentre l’esistenza la mette di fronte alla vertigine del momento, alla pressione delle scelte. A cui Modesta risponde a tratti con l’assenza, la negazione di quei lunghi sonni, quella facoltà di sottrarsi sconsideratamente al richiamo del tempo che contiene una dichiarazione istintiva di libertà.

Attorno a lei, il cerchio degli affetti si fa sempre più affollato – da figli, amici, amanti -, assediato dalla Storia e dai suoi rivoli tumultuosi, dalla violenza che incombe, dalla tragedia che irrompe, dal destino che spegne legami, prospettive e vite senza riguardo, con leggerezza implacabile. Rimane salda al proprio essere, Modesta, grazie a un doppio punto di fuga, due figure di uomini che da ragazzina le hanno donato briciole di sogno e saggezza, senza chiedere nulla in cambio. Due scintille di umanità nel cuore cupo del secolo breve.

I decenni si consumano come stagioni, tra guerre mondiali, figli carnali e acquisiti, fascismo in ascesa e in espansione, amori travolgenti e cerebrali, l’abbandono liberatorio al (nel) mare e la costrizione delirante della cella: tutto ciò compone un lungo anzi inesauribile processo di distillazione del sé, che produce senso e realtà nell’ebbrezza del racconto.

– Dormi, Modesta?
– No.
– Pensi?
– Sì.
– Racconta, Modesta, racconta.

Goliarda Sapienza terminò la stesura di L’arte della gioia nel 1976. Il romanzo vide la luce solo nel 1994 (limitatamente alla prima parte) per Stampa Alternativa, dopo una lunga sequenza di rifiuti da parte di tutti i principali editori italiani. La scrittrice (e attrice) non fece in tempo a vederne la pubblicazione integrale, che avvenne nel 1998: due anni prima una crisi cardiaca le tolse la vita. Oggi L’arte della gioia fa parte del catalogo di Einaudi. All’estero sono uscite traduzioni in francese, inglese, tedesco e danese.

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