Un attimo prima della fine: Essere senza casa di Gianluca Didino

In un libro che non difetta certo di passaggi inquietanti, forse a inquietare è soprattutto una data, quella che si trova in calce al capitolo finale: febbraio 2020. Si riferisce a quando Gianluca Didino, studioso e giornalista (per Internazionale, Il Mucchio, Il Tascabile, Esquire e Prismo tra gli altri), ha completato la bozza finale di Essere senza casa, vale a dire un attimo prima che il mondo per come lo conoscevamo venisse abbattuto dal Covid-19. Per un saggio che mette al centro tra le altre cose il concetto di demondificazione e la sensazione di apocalisse immanente (e non più imminente), questo tempismo merita qualche momento di riflessione.



Non senza un pizzico di sforzo, ricordiamo bene come prima dell’emergenza pandemica il tema più urgente a livello planetario fosse senz’altro quello ecologico, con Greta Thunberg a capeggiare – simbolicamente e fattivamente – un movimento mai tanto deciso ad agitare nelle piazze e nei luoghi della politica i temi oramai roventi legati all’inquinamento e al conseguente global warming. Il Covid-19 ha messo in ghiaccio tutte queste istanze (tra le molte altre) scaraventandoci in una distopia pret-a-porter che non ammette sulla scena altre catastrofi. Eppure, gli scenari tracciati da Didino non appaiono affatto meno forti e attuali, anzi l’analisi coglie con puntualità alcuni punti critici che hanno contraddistinto i mesi passati e i tempi strani che stiamo vivendo (per chissà quanto ancora).

Con la bussola puntata su Mark Fisher e le sue acute riflessioni su eerie e weird, Essere senza casa compie un’escursione stratificata e in obliquo nel cuore dell’inquietudine contemporanea, ne indaga le cause profonde e soppesa le ricadute nella sfera dei media, della musica, del cinema, della letteratura. La “casa” del titolo è assieme elemento concreto e metaforico, si parte cioè dalla questione del problema abitativo – carenza e ipervalutazione degli alloggi come conseguenza di mutazioni demografiche e urbanistiche – per poi aprire l’otturatore sui molti e diversi paradigmi stravolti negli ultimi due decenni, a partire dall’abbattimento di confini e pareti determinato dalla geopolitica e dall’invasività del web 2.0.

Il presente ci vede quindi sfrattati dalla casa delle vecchie certezze, delle prospettive e dei percorsi che hanno rappresentato lo scenario prevalente dal secondo dopoguerra in avanti. Infrante le bussole ideologiche e aumentati esponenzialmente i giri del motore economico/finanziario, le barriere tra possibile e impossibile si sono fatte porose, favorendo quindi l’intrusione dell’insolito, dello strano e persino del mostruoso nel quotidiano.

Il risultato è una realtà sempre più complessa, sotto la cui superficie friendly agiscono meccanismi e algoritmi indecifrabili, vere e proprie forze arcane agli occhi di chi non padroneggia codici ultraspecialistici. Si tratta di una situazione ideale per il diffondersi di narrazioni che al posto di una verità incomprensibile offrono una post-verità semplificata, confortevole, seducente. Populista. E spesso, ovvero invariabilmente, strumentale.

Didino si muove su questo campo di battaglia mentre ancora fischiano i proiettili, disimpegnandosi con chiarezza anche nei passaggi più angusti, evidenziando connessioni, ripercussioni e riverberi sul dibattito scientifico, filosofico e culturale, senza tralasciare di quest’ultimo le manifestazioni più popular (musica, cinema e serie TV in particolare). Ne esce un affresco dettagliato del “tempo fuori di sesto” che ci troviamo a vivere, di cui il Covid-19 rappresenta solo il capitolo più recente.

Proprio questo aspetto mi pare cruciale: anziché finire bruciato dalla pandemia deflagrata nel momento in cui andava in stampa, questo libro sembra aver tratto vantaggio dal gioco d’anticipo, perché racconta col giusto equilibrio tra lucidità, gravità e distanza intellettuale cause e sviluppi dell’isteria percettiva, delle reazioni disarticolate, della sclerosi politica andate in scena negli ultimi mesi e tutt’ora in corso. Un equilibrio che probabilmente l’uragano emotivo scatenatosi dopo quel fatidico febbraio 2020 avrebbe compromesso, privandoci di una lettura suggestiva e illuminante.

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