La brace e la cenere: Vendetta privata di Paolo Pinna Parpaglia

Dai gialli cerco di stare lontano. Il motivo? Mi piacciono. E mi infastidisce l’idea di finire invischiato nella loro serialità. Ispettori, commissari, investigatori, tutti puntualmente “particolari”, “diversi”, “anomali”, alle prese con situazioni ingarbugliate, contorte, morbose, misteriose: trovo tutto questo affascinante nella sua quasi algoritmica prevedibilità. La soluzione del “caso” diventa la produzione di una realtà infine dominata, superando ostacoli e strappando sipari, decifrando le molte, troppe variabili nascoste. Il giallo (o poliziesco, o legal thriller…) fa compiere al lettore un percorso in definitiva rassicurante, anche quando il finale non è, come dire, positivo: l’importante è che somigli a un ordine ricostituito, a uno schema comprensibile.

La serialità è quindi una chiave: i personaggi ricorrenti – protagonista e comprimari – rappresentano la guida, il navigatore che ti fa attraversare l’oscurità (dove è più scuro, può darsi che siamo dalle parti del noir). Ecco, ammetto la mia vulnerabilità: mi piace leggerli. Mi piace molto. Ma tento di starne alla larga, perché posso ancora permettermi di fare a meno delle rassicurazioni, almeno quando leggo. Al contrario, preferisco il dubbio, l’incrinatura, la scossa che fa vacillare le certezze. Perciò è da un pezzo che non leggevo gialli. Poi ho saputo del nuovo romanzo di Paolo Pinna Parpaglia, e addio buoni propositi.

Avvocato, Pinna Parpaglia vive ed esercita la professione a Cagliari. E scrive. Scrive, aggiungo, bene. Stile asciutto e dinamico, un filo di ironia a innervare l’impasto di cinismo e amarezza, personaggi scolpiti con pennellate essenziali ma intense. La sua capacità di tenerti agganciato alle pagine non ha nulla da invidiare ai Malvaldi, ai Vichi, ai Carofiglio, ma il punto non è questo. Il punto è la serialità espansa dei suoi romanzi: tra Verità processuale, Marghine (questi pimi due ripubblicati da Newton Compton cambiando i titoli in Quasi colpevole e Quasi innocente) e l’ultimo Vendetta privata si consuma una sorta di passaggio di testimone, un personaggio secondario del primo diventa protagonista nel secondo, quindi lo stesso avviene tra il secondo e il terzo. Ma in quest’ultimo caso la tavolozza si allarga, la narrazione si fa corale, il gioco si sgrana e si scopre.

Paolo Pinna Parpaglia

Mentre un delitto del passato si intreccia con un tentato omicidio contemporaneo sullo sfondo della vicenda delle fabbriche Enichem e Montedison a Ottana, un rapimento clamoroso fa tornare di attualità la fama della Sardegna come terra di sequestri e sequestratori: questo il carburante che incendia un meccanismo di tensioni, conflitti e vendette tra outsider totali, un latitante leggendario, un vecchio boss rurale e un politico senza scrupoli. Attraverso la griglia della finzione, Pinna Parpaglia racconta un processo di trasformazione gattopardesca in cui le antiche dinamiche vengono sostituite negli attori e nelle prassi ma sostanzialmente non cambiano di segno: i sommersi continuano ad annaspare nella loro esistenza di espedienti informali e ingiustizie croniche, i potenti tracciano le loro griglie di dominio, mentre la terra assiste indifferente alle parabole di gloria e di rovina degli uomini.

Barore Cannas, con la sua spietata saggezza da allevatore divenuto l’epicentro di un sistema di controllo atavico, è un personaggio magnifico, tragico e crepuscolare nella sua terrigna consapevolezza del proprio potere e della propria finitezza. Assieme a Roberto Cherchi, il giovane latitante già incontrato in Marghine, costituisce il (doppio) fulcro di una vicenda attorno a cui ruotano altre figure memorabili come Mauro e Vincenzo (due dei tre rapitori) e il sequestrato Aurelio. Se però dovessi scommettere su un probabile nuovo protagonista del futuro (auspicabile) romanzo di Pinna Parpaglia, punterei sulla giornalista Giovanna Mameli, caratterialmente assai definita malgrado un ruolo tutto sommato marginale. Staremo a vedere.

In ogni caso, qualcosa mi dice che Pinna Parpaglia ha appena iniziato a raccontarci una Sardegna ricca di risvolti, di brace incandescente sotto la cenere, di fantasmi da un passato formidabile e senza pace.

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