Mirrorball

L’estate del 1995 fu caldissima. Soprattutto perché la mia Citroen ZX, a cui volevo un gran bene, era sprovvista di aria condizionata. Da pendolare e turnista, due settimane ogni tre mi capitava di affrontare la Siena-Firenze nelle ore più atroci. Risultato: tre quarti d’ora torridi prima o dopo l’ufficio, camice e magliette fradice malgrado i finestrini spalancati a cento km orari, pelle e pensieri in costante, progressiva liquefazione. Era il mio piccolo autodafé quotidiano, che affrontavo con una specie di rassegnazione spaesata. Finché, alla fine di giugno, non uscì Mirrorball.

Accreditato al solo Neil Young, si tratta di un lavoro improvvisato durante pochi giorni di sessioni a Seattle assieme ai Pearl Jam, ma a causa di vincoli contrattuali non fu possibile utilizzare il nome della band (come parziale contropartita, ottennero di pubblicare il singolo Merkinball, con due pezzi peraltro assai belli). Live in studio, approssimazione ruvida, acidità granulosa, melodie plasmate da una febbre euforica che si accontenta di prendere al volo frammenti d’ispirazione, rovesciandosi poi sull’ascoltatore col massimo dell’immediatezza.

Mi rendevo conto che si trattava di un disco grossolano, fracassone, sbrigativo, eppure lo amavo, lo sentivo adatto al momento, a quella fase della mia vita, al liquefarsi dei pensieri sotto l’alta pressione impietosa. E poi, tutto sommato, era pur sempre un lavoro benedetto dalla densità fisiologica di chi – Young ovviamente, ma anche quei Pearl Jam con ancora salda la presa sui nervi del presente – era abituato a giocarsela a livelli alti e scandagliare in profondità.

Per giorni, la mia traversata attraverso il caldo abbacinante che mi spremeva ghiandole e anima, fu accompagnata da queste canzoni e da una in particolare, I’m The Ocean. Vi confesso che mi ero fatto una cassettina (oltre all’aria condizionata, non avevo neppure il lettore CD in auto) in cui avevo stravolto la scaletta, invertendola: per me Mirrorball iniziava con Fallen Angel, organo a pompa e voce di Neil, un senso di penombra affranta ma speranzosa, e quel tema che in I’m The Ocean diventa tumulto, impeto, cavalcata a perdifiato.

Quella cassettina non esiste più. Del resto, non me ho più bisogno. Mirrorball viene considerato un episodio minore per entrambe le carriere. Valutazione con cui non ho difficoltà a concordare. Ci penso ogni volta che lo riascolto. Spesso.

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