Giorni del futuro passato: Il pianeta umano di Lewis e Maslin

Dove finisce la geologia e dove inizia la politica? Parlando di Antropocene, il confine è labile, la zona d’ombra estesa. Nel loro Il pianeta umano: Come abbiamo creato l’Antropocene (Einaudi), gli scienziati e ricercatori Simon Lewis e Mark Maslin confezionano un testo agile e chiaro – anche per i profani come il sottoscritto – che ripercorre la vertiginosa e spesso famigerata avventura dell’uomo sul pianeta terra, con l’obiettivo di metterne in evidenza l’impatto sugli equilibri ecologici. Di fatto, la nostra specie – comparsa in tempi estremamente recenti, geologicamente parlando – sta determinando una trama di cambiamenti che autorizzano a parlare di una vera e propria epoca umana. In altri termini, Homo Sapiens è diventato in un periodo brevissimo una vera e propria “superpotenza geologica”.

Anche se la parte dedicata ai criteri per determinare la data di inizio dell’Antropocene, con conseguenti ricadute sugli schemi di datazione tradizionale (eliminazione dell’Olocene o, addirittura, del Quaternario?), rischia di apparire la più tediosa (ok: lo è), in realtà coincide col cuore stesso dell’opera. Sostenere che l’Antropocene inizi nel 1610 – quando cioè si verificano i primi effetti geologici conseguenti alla colonizzazione delle americhe – significa farlo coincidere con l’idea stessa di globalizzazione, di nuova Pangea commerciale, che dal sistema capitalistico industriale a quello consumistico ci ha condotti all’attuale regime di ipersfruttamento delle risorse e al conseguente impatto sugli equilibri climatici. L’Antropocene non è una questione scolastica, ma politica e culturale con effetti potenzialmente profondi sulla nostra visione del futuro.

Visione che non può prescindere da una approfondita rilettura del passato, che i due autori ripercorrono con sguardo lucido, gettando nuova luce su alcune convinzioni date fin troppo per scontate. Vedi il giudizio sulla prevalenza della modalità stanziale rispetto a quella nomade, o – se preferite – dell’agricoltore rispetto al cacciatore/raccoglitore: una rivoluzione che circa diecimila anni fa ha creato le premesse della civiltà per come la conosciamo, ma che ha anche significato porre l’uomo al servizio della terra, imprigionandolo nel circolo virtuoso/vizioso del lavoro, instaurando una “dipendenza dal futuro” che ha ridisegnato i territori e gerarchizzato la società, consegnandoci a una condizione precaria spacciata per la più sicura immaginabile così da farne una sorta di “sistema naturale”. Proprio quella dipendenza dal futuro che ci incatena individualmente, dovrebbe spingerci a ripensare collettivamente il paradigma economico e sociale: stabilire che viviamo nell’Antropocene potrebbe mettere in moto il meccanismo culturale indispensabile per muoverci in questa direzione.

Sono solo alcuni aspetti che emergono da una lettura affascinante, capace di rimettere in circolo concetti acquisiti in tempi, modi e contesti diversi, facendo ordine e casomai invertendo i fattori, l’angolazione, le prospettive. Un esercizio utilissimo in quest’epoca di cambiamenti necessari ma, comprensibilmente, rischiosi.

4 commenti

  1. Sono ignorante ci capisco poco ma una domanda mi nasce spontanea quello era un tempo adesso siamo in un tempo dove macchine e tecnologia hanno preso spesso e volentieri il sopravvento sull’essere umano semplificandogli anche la vita è vero ma modificando ulteriormente tutto un ecosistema originario, che già aveva dei problemi secoli fa. Ma adesso… che accadrà veramente… adesso? A volte quello che accade intorno mi conferma il pensiero futuristico di Asimov… E non conoscendo questa lettura andrò a recuperarla grazie per l’informazione. Buona giornata.

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    • Nessun libro è una sfera di cristallo, ma in libri come questo – ce ne sono altri – se non altro è possibile ricostruire un percorso e porre le basi per una riflessione più solida rispetto a quella generata da tanto sensazionalismo web. Ovviamente il tema prevede un certo grado di difficoltà, ma il merito di testi di questo tipo è aver colto il punto di equilibrio tra autorevolezza e semplicità, a mio avviso. Te lo consiglio.

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      • Effettivamente l’idea che qualcuno abbia scritto che noi come genere umano siamo praticamente paragonabili a delle meteoriti, dei vulcani in esplosione… mi ha fatto riflettere e, ho iniziato a pensare a quanta verità possa esserci davvero visto che a quanto pare proprio gli umani oggi sono considerati gli artefici del cambiamento… cosa che invece prima veniva attribuito agli eventi ciclici e naturali . Ma anche noi siamo un prodotto della natura… beh, per parlare devo prima conoscere.., ti ringrazio, grazie per avermi dato questa informazione libraria… ordinato su Amaz….. 😬 una buona continuazione .

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