Voti a rendere

Guerre, crisi economiche, rivoluzioni tecnologiche, pandemie: ne accadono di cose importanti e persino devastanti, eppure anche nel bel mezzo di queste situazioni, col polverone ancora alto e l’orizzonte confuso, capita di assistere ad appassionate discussioni su un tema apparentemente marginale. Ovvero, il voto nelle recensioni dei dischi.

La faccio breve: li uso perché così vuole il format del sito che ha la bontà di pubblicare le mie recensioni. Se potessi li eviterei, ma non perché li ritenga dannosi: casomai perché mi lasciano indifferente. Dal mio punto di vista, li trovo del tutto accessori, pressoché inutili una volta che hai tentato di motivare con duemila, cinquemila e a volte diecimila battute la tua opinione su un certo disco dopo un certo numero (tra i cinque e i dieci, per quanto mi riguarda) di ascolti.

Nel caso di Sentireascoltare, al di là della scelta editoriale c’è un motivo tecnico che ne giustifica l’utilizzo: la possibilità di automatizzare le classifiche degli album (non è il caso di aprire la diatriba sul senso di queste classifiche, a parte il fatto che risultano sempre e comunque tra gli articoli più letti, e questa è di per sé già una risposta). Ciò spiega anche l’utilizzo dei voti col decimale, finalizzati a rendere più dettagliata la “risoluzione” della classifica.

Detto questo, credo che sia la natura stessa della recensione a giustificare la presenza di un voto in calce. Lasciatemelo ribadire: la recensione non è critica. La critica ha bisogno di tempi, profondità di analisi, contesti e contestualizzazione ben diversi. Nella sua essenza, la recensione è di fatto il consiglio di un conoscente. Intendo dire che nella recensione c’è il recensore, il suo background di ascoltatore (non di “critico”), il modo in cui la sua storia di recensore armonizza o contrasta con i gusti del lettore. Volendo estremizzare, se di un recensore conosco le attitudini e le idiosincrasie, il suo voto è già una recensione, ha un senso che riverbera nella trama dei giudizi precedenti.

La penso così: una recensione mi sembra interessante se tira davvero in ballo qualcosa del recensore, voto o meno. Il problema del voto nella recensione è casomai quando la recensione è appendice del voto, ovvero quando è meccanica, costruita con formulette e cliché, quando non addirittura – nei casi peggiori, in genere fortunatamente limitati a riviste e webzine non del settore – un riaggiustamento più o meno avveduto (in genere meno) della cartella stampa. Visto come queste ultime situazioni tendano al grado zero espressivo appiattito su slogan da pubblicistica social, credo che il voto in questo caso possa anzi rappresentare un valore aggiunto, perché se non altro costringe l’autore (?) dell’articolo a esporsi con un giudizio di cui potrà essere chiamato a rendere conto. Ma forse sono un filo troppo ottimista, mi rendo conto.

Non mi dilungo oltre. Aggiungo solo che se ho scritto queste righe è perché è stato particolarmente difficile esprimere un giudizio – e, di conseguenza, il voto – a proposito di un disco appena pubblicato. Si tratta del nuovo di Badly Drawn Boy, Banana Skin Shoes, il suo ritorno sulle scene dopo quasi dieci anni di assenza che facevano pensare a un ritiro (e forse, chissà, è andata davvero così, dal momento che il BDB del 2020 non ha poi molto in comune con quello di dieci o venti anni fa). È un album molto gradevole e ispirato, eppure innocuo, anche se proprio per questo potrebbe avere senso rispetto alla difficile fase che stiamo attraversando: difficile tradurre questa sensazione a parole, ancora meno condensarla in un voto.

Vabbè, trovate la recensione a questo link. Se volete parlarne, sono qui.

11 commenti

  1. Ho notato molti siti, che amano mettere le stelline oppure addirittura proprio le votazioni ( lo hai detto anche tu… e che quasi sei obbligato a farlo anche se non vorresti), con il numero. onestamente se iniziassi a guardare stelline o voti mi farei molto condizionare… invece ascolto… poi vado a cercare in rete le opinioni … ma la realtà per me è che è un disco deve piacere o non deve piacere ascoltandolo… la musica è un fatto molto soggettivo e l’essere proprio un fatto “soggettivo” quando si inizia a dare delle valutazioni soprattutto con numeri e stelline secondo me… si condiziona un acquisto o un’opinione. Personalmente penso sempre “ascoltando” poi se mi piace o non mi piace è un prodotto mio. questa è la mia pure semplice opinione tornare a scuola non è una cosa carina per chi fa musica. Ma quanti critici, opinionisti, recensori di album discografici hanno deciso la sorte di chi ha prodotto con il proprio sudore quell’album e magari danno un voto elevato ad un album che non è veramente interessante …
    mi domando sempre se c’è obiettività tra chi decide di fare queste valutazioni oppure se è solo un puro fatto soggettivo che condiziona ala fine la mente degli altri . Stefano, preferisco ascoltare e poi andare a vedere quello che c’è in giro su quell’album.
    magari trovo opinioni che accetto ma non condivido, altre invece che confermano il mio pensiero. bisogna ascoltare la musica non come dicono molti dargli un voto… ciò che trasmette la VON musica è altamente personale per questo spesso se non sono d’accordo che vengano divulgate informazioni che sono molto soggettive. comunque è solo un’opinione… Prendila con le pinze e dargli il giusto… Voto? Una buona serata…

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      • Sai ogni tanto Virgin radio mi manda delle e-mail con un link … e mi chiede di andare ad ascoltare dei brani che selezionano loro. mi chiede anche di dire cosa ne penso e quante volte vorrei ascoltarlo un brano. Pensavo… non sarebbe male se molte situazioni legate ai nuovi album, ai nuovi e non conosciuti cantanti o gruppi, venissero come si suol dire “valutati” da persone che apprezzano e capiscono aldilà della tecnica … ancora prima che i critici, o i recensori… che conoscono la musica possano dire la loro… 😊.

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      • Penso che i recensori siano questo, non fanno critica, sono una via di mezzo diciamo. Le fanzine molti anni fa e oggi le webzine e i social hanno aperto spazi di valutazione per gli appassionati, di fatto cambiando la natura delle recensioni. Ci sarebbe molto altro da dire, ma il discorso si complicherebbe molto..🙂

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      • Lo so e ti lascio in pace giuro! però io penso alla gente comune che compra per affezione o curiosità o perché la musica la ama. non a quelli che tutto sommato hanno sempre non proprio un titolo ma una certa seppur piccola “fama” Somme, alla fine sono sempre gli stessi anche se non sono dei nomi importantissimi. tutto qua. 😊

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      • Già… alla fine non posso darti torto. Cambiano i mezzi ma sotto sotto le persone comuni ci stanno intorno anche se non le incontri per strada. Grazie per avermi fatto… Riflettere un po’ ! di nuovo una buona serata che come spero tutto proceda bene da te ! ciao ciao Stefano
        P.S. (chissà perché ho sempre in testa il caro Massarini !😚) tanto che non lo vedo in giro ….

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