Sveltine incommensurabili: il nuovo The Magnetic Fields

Mi capita spesso di chiedermi: perché ascolto? Perché ascolto davvero? Togliendo tutta la retorica, le sentenze, le frasi fatte, resta comunque la musica. Che non è buona né cattiva, non è “amore” né “comunione”, non è un evento collettivo né individuale. Eppure è anche tutte queste cose. Di certo, ha a che fare con vari aspetti della nostra vita.

Stephin Merritt è uno che sembra avere messo al centro proprio questo aspetto: la canzone che si fa carico di. Da anni scrive una quantità impressionante di canzoni di buona qualità, ma pare che gli riesca particolarmente bene quando mette la composizione al servizio di un tema, di un’angolazione. Conoscete qualcosa di più scontato del concetto di “canzone d’amore”? Bene. Ed ecco che Merritt progetta per i suoi Magnetic Fields un album contenente 69 canzoni d’amore, e gli esce tra l’altro un capolavoro. Quindi, al momento di compiere il fatidico mezzo secolo, cosa di meglio che sfornare una raccolta di 50 pezzi, ognuno ispirato a un anno specifico? Altrove il concept può riguardare la natura dei pezzi, che si tratti di indagarne la distorsione (Distorsion) o la “concretezza” (Realism), oppure sfiorare il gioco letterario, tipo mettere in fila canzoni il cui titolo inizi con la lettera “i” (I). Cose così, in bilico tra puro divertissement, esercizio patafisico e performance artistoide. Eppure: dietro ogni titolo l’ombra di una forza potente al lavoro, di un mettersi in gioco, di conseguenze che lasciano il segno.

I Magnetic Fields sono appena tornati con un album, Quickies, che gioca sul concetto di sveltina in musica: 28 tracce di breve durata, da un minimo di diciassette secondi a un massimo di due e trentacinque. Eppure, spesso in queste canzoni accade tutto ciò che capita spesso con le buone canzoni: il conforto, la scossa, la malizia, l’irriverenza, l’incanto, lo scherzo, la malinconia, il mistero. Se proprio vogliamo leggerci un messaggio – ma non è affatto detto che ci sia – è che le canzoni tutto sommato sono entità ben poco pronosticabili, forse perfino incommensurabili, in ogni caso troppo importanti per lasciarle in pasto ad algoritmi che vorrebbero ridurle (lo stanno già facendo) alle loro parti utili.

Non aggiungo altro. Nella recensione per Sentireascoltare sono sceso più nel dettaglio di un disco che è comunque un gran disco, qualunque cosa voglia o non voglia significare.

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