Media Control? – I 60 sonori di Federico Guglielmi

Su Sentireascoltare trovate una lunga intervista che ho realizzato con Federico Guglielmi, uno dei giornalisti (e scrittori, e conduttori radiofonici, e produttori, e blogger) musicali più importanti e irrinunciabile riferimento per chiunque voglia cimentarsi nel suo stesso mestiere.

Il pretesto sono i suoi 60 anni, che a vederlo non gli si darebbero: ma il rock, si sa, fa questo effetto, in particolare il punk-rock, di cui Guglielmi è da sempre appassionato, materia di cui nel tempo è diventato una vera autorità. Con “da sempre” intendo dal cuore dei Seventies, quando il punk aggredì la scena musicale cambiandola irreversibilmente. Anni in cui entrare in possesso di un disco – a volte anche solo delle informazioni relative a un disco o a una band – poteva rappresentare una vera e propria impresa.

Vi rimando senz’altro alla lettura dell’intervista, perché è di quelle che si sono scritte da sé, è stato sufficiente sollecitare il mio interlocutore e oplà, gli aneddoti, le valutazioni, i bilanci, i sassolini tolti dalle scarpe e i progetti per il futuro sono arrivati copiosi, torrenziali. In più, c’è una sorpresa: Guglielmi ha pensato di inventarsi un alter-ego (non è la prima volta) e di mandarlo allo sbaraglio per togliersi uno sfizio o realizzare un sogno o semplicemente giocare, decidete voi. Fatto sta che con il moniker Freddie Williams (!) ha prodotto assieme ai Plutonium Baby un EP di quattro tracce, tutte cover di pezzi punk rock di cui uno (Media Control dei Nuns) disponibile in anteprima ad inizio intervista. Confesso di essere rimasdto stupito quando l’ho ascoltata, perché – cazzo – è venuta davvero bene.

In ultimo – ma non in ordine di importanza – ci sono le immagini: Federico me ne ha inviate molte per corredare l’intervista, ma non ho potuto utilizzarle tutte. Qualche esclusione è stata assai sofferta, tipo la foto assieme a Stan Ridgway del 1989 o quella con Stiv Bators del 1984. Guardando queste e tutte le altre, che coprono quattro decenni di carriera, mi è capitato di pensare che nella vicinanza tra giornalista e musicista, tra intervistatore e rockstar, in quell’intercapedine fatta di empatia e tensione, si nascondesse un desiderio, o forse un’ossessione. A cui, nel caso specifico e per nostra comodità, potremmo dare un nome: Freddie. E un cognome: Williams.

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