Awakening Songs #23: Pavement – Carrot Rope

Venti anni fa potevo ancora dirmi ragionevolmente giovane. Tanto da sentire il bisogno di sfidare il freddo e ragguardevoli dosi di caos per la voglia di mescolarmi al mondo in quella notte di capodanno del 2000. Come potevo rinchiudermi in un qualsiasi appartamento o ristorante o discoteca (bah) mentre fuori accadeva… Cosa? In ogni caso, ricordo bene la sensazione d’instabilità camminando sui marciapiedi di Firenze, vuoi per quei brindisi di troppo, vuoi per lo strato di vetri – alcuni centimetri – provocato dalla rottura di bottiglie e bicchieri contro i muri degli austeri palazzoni. La mezzanotte era alle spalle, il 2000 formicolava come una miccia accesa tra tendini e nervi. Mi sentivo stanco e inevitabilmente euforico. La città sembrava orbitare attorno a un perno inafferrabile che prometteva di essere ancora lì quando tutto sarebbe accaduto, negli attimi e negli anni successivi: si fosse trattato del Millennium Bug o della svolta culturale capace di portarci fin sulla soglia di un’epoca davvero migliore. Io, chissà perché, canticchiavo Carrot Rope dei Pavement.

Oggi, primo giorno del 2020, venti anni da allora, mi sono svegliato con tonnellate di euforia in meno e in testa la stessa canzone. Confesso: ho barato. Ci stavo pensando nei giorni scorsi, a Carrot Rope e all’album che la contiene, Terror Twilight, l’atto discografico conclusivo dei Pavement. Uscito nel giugno del 1999, è considerato uno dei loro lavori meno ispirati e riusciti: del resto, quando puoi vantare in repertorio lavori come Crooked Rain, Crooked Rain e Slanted And Enchanted, può capitare che gli altri dischi vengano considerati sensibilmente minori. Tra quelli che di Terror Twilight si sono sempre dichiarati insoddisfatti c’è lo stesso Stephen Malkmus, leader della band californiana, che non ha mai fatto mistero di essere rimasto deluso dal risultato della collaborazione con Nigel Godrich, a suo dire producer fin troppo invasivo e dagli standard eccessivamente complicati rispetto all’approccio del gruppo.

Terror Twilight in effetti sembra non riuscire a dipanare il conflitto tra immediatezza sgangherata e trame raffinate in un disegno complessivo che sembra mirare come non mai alla cura del suono in chiave suggestiva. No, non ci riesce, eppure fin dai primi adcolti mi parve di cogliere un messaggio di fondo decisivo: ovvero, la determinazione a farsi specchio deformante dell’irrequietezza che corre appena sotto la pelle del visibile, come un brivido di folle e tenace disallineamento, come un’affermazione sbrigliata di sé da opporre all’eccesso di conformismo, alla programmazione algoritmica come badge per accedere alla giostra del futuro.

La scelta del titolo era, in questo senso, emblematica, e anticipava in qualche modo un tema che Godrich avrebbe affrontato di nuovo in Hail To The Thief: il “terror twilight” si riferisce infatti a quel momento tra il tramonto e il crepuscolo in cui alcuni automobilisti accendono i fari e altri no, ed è quando – non a caso – si verifica il maggior numero di incidenti stradali. L’allusione alla linea d’ombra del fattore umano, così drammatica e minacciosa nei Radiohead, nei Pavement assume l’aspetto dinoccolato e cazzone di uno slacker che ha metabolizzato la sconfitta delle grandi cause, assieme alla fragilità di ideologie e utopie. Carrot Rope, ultima canzone dell’ultimo album dei Pavement, sembra riassumere tutto questo.

Infarcita di nonsense, alimentata da una verve caracollante e blanda, è una ballad capricciosa a più voci che centrifuga vaudeville, rhythm’n’blues e psichedelia, disincanto e arguzia, ebbrezza ruvidella e un indecifrabile, scivoloso senso di abbandono. Camminando sui vetri di quei marciapiedi fiorentini, nel freddo frizzante e terso della prima notte del millennio, mi confezionavo una specie di bozzolo emotivo canticchiando tra me e me versi come “Don’t waste your precious breath explaining that you are worthwhile“. Canticchiavo, mi muovevo angoloso e ondeggiante come quei cinque fresconi in impermeabile giallo nel videoclip, e intanto rischiavo di inciampare ad ogni istante. Tutto aveva senso. E lo avrebbe avuto sempre di più.

***

Fra qualche mese i Pavement torneranno insieme per due concerti al Primavera Sound Festival di Barcellona. Non è la prima volta: anche nel 2009 furono protagonisti di un breve tour (per festeggiare la pubblicazione della raccolta Quarantine The Past) che però, per lo scorno dei fan, non portò a una vera e propria reunion. A oggi Terror Twilight resta, simbolicamente, il loro testamento. E Carrot Rope in particolare.

It’s the chance of a lifetime to see something that’s never seen by mere mortals
Except me

Qui le altre Awakening Songs

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