Credere e responsabilità: Sarà vero di Errico Buonanno

Confesso che ho molto peccato.

Ovvero: a vent’anni mi feci prendere da un interesse acuto – ai limiti del morboso – per la storia delle religioni, meglio se da una prospettiva laica, non confessionale. Nel giro di pochi mesi questo interesse si fece contagiare da un’altrettanto morbosa attrazione per esoterismo, occultismo, ufologia, complottismo e menate varie. Dedicai cosi un paio di stagioni a letture amene con argomenti del tipo: templari, Santo Graal, Atlantide, reperti di civiltà marziane, Rosacrociani, Illuminati, la Vera Età della Sfinge e via discorrendo. Scemata la febbre iniziale, valutai tutti questi testi per ciò che mi avevano dato: un po’ di divertimento e tanta, tantissima fuffa. La fase si chiuse senza lasciti profondi, a parte qualche aneddoto da raccontare durante gli aperitivi.

Qualche anno dopo, il successo clamoroso de Il Codice Da Vinci mi lasciò interdetto. Agli amici entusiasti – di libro e film – rivolgevo il mio tono di sufficienza standard mentre argomentavo: “è una rifrittura di vecchie teorie che mi divertivo a leggere qualche tempo fa”. Infine chiosavo: “sono tutte fandonie, favole per ragazzini suggestionabili”. Quei non pochi amici fan del romanzo (e del film) mi facevano capire quanto ne fossero consapevoli, ma che TUTTAVIA qualcosa di vero DOVEVA PUR ESSERCI. Seguivano lunghe discussioni che non portavano a nulla. Poi, fortunatamente, la mania è scemata (del resto, è il destino di tutte le manie), o meglio ha continuato a sopravvivere a fuoco piuttosto basso. Certo, non che manchino oggi altre teorie più o meno bislacche a cui votarsi. Anzi: ce ne sono in abbondanza. Forse mai così tante. E qui entra in scena il qui presente libro.

Fate attenzione al titolo: Sarà vero. Proprio così, senza punto interrogativo, non è un caso né un dettaglio da poco. Sottotitolo: Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia. Si tratta in effetti di una escursione storica che si pone l’obiettivo di sollevare il coperchio di false convinzioni capaci di segnare in profondità la cultura e la politica per secoli, tanto da provocare conseguenze rilevanti e in alcuni casi tragiche, per non dire catastrofiche. Errico Buonanno ha condotto questo lavoro di carotaggio, incrocio e interpretazione con spirito arguto, modulando il tono dal divertito al grave secondo il caso, ovvero commisurandolo alla serietà o alla pura cialtronaggine dei vari episodi: si tratti ad esempio dell’errore marchiano che portò alla leggenda dei celebri “bue e asinello” nel quadretto della Natività oppure della macchinazione che sfruttò la panzana del cosiddetto Priorato di Sion a fini propagandistici (costituendo lo sfondo culturale in cui è germogliato l’antisemitismo del ventesimo secolo, con tutte le ricadute che sappiamo e da cui non ci siamo ancora liberati).

Al di là dell’interesse per il disvelamento di quante falsità siano alla base di teorie che hanno goduto e continuano a godere di un credito vasto e trasversale, il principale motivo di interesse di Sarà vero risiede proprio nella chiarezza con cui mette in luce il meccanismo – così semplice nella sua irrazionale potenza – capace di produrre verità dal posticcio, e che si può riassumere nel rovesciamento di una formula carissima ai complottisti: da “tutto quello che sai è falso” a “tutto quello in cui credi potrebbe diventare vero”. Ogni riferimento a scie chimiche, teorie del gender, complotti delle big-pharma e piani di sostituzione etnica non è affatto casuale.

La verità, soprattutto in politica, è il prodotto di un processo che confonde continuamente il vero e il verosimile, collocando le fonti in una zona nebbiosa dove l’attendibilità si sovrappone al credibile e il credibile è oggetto della pressione costante delle propagande incrociate, un processo strutturato sull’attitudine umana-troppo-umana di credere a ciò che più si avvicina alle proprie convinzioni già consolidate. A tutto questo si aggiunge la prospettiva, già presente ma – temo – destinata ad aumentare progressivamente d’intensità, del cosiddetto “deep fake”, ovvero la possibilità tecnologica di confezionare falsi sempre più convincenti e indistinguibili dalla realtà cui afferiscono (per semplice burla o, nei casi peggiori, proponendosi di influenzarla).

Il messaggio di fondo è: credere deve essere – oggi più che mai – un’assunzione di responsabilità da sottoporre a revisione costante. All’opposto sussiste un’adesione fideistica che si caratterizza tra l’altro per la tendenza a schiacciarsi su punti di riferimento o personalità fortemente idealizzate (cavalieri, rottamatori, capitani…) e destinata – la Storia ahinoi parla chiaro – a produrre conseguenze negative, per non dire nefaste.

Se esistono letture assieme intriganti e necessarie, questa lo è senz’altro.