Forever Young (No More)

Cose che sapevo, ma avevo dimenticato. E che, quindi, si erano trasformate in convinzioni confuse, mezze verità. A proposito di una canzone e di un musicista.

So di avere letto non una ma più volte che Forever Young fu composta da Bob Dylan per il suo primogenito Jesse, classe ’66, oggi regista non celebre ma abbastanza affermato. Eppure, un processo mentale capriccioso me lo aveva fatto sostituire con Jakob, di tre anni più giovane, musicista piuttosto famoso (è leader dei Wallflowers, band che ebbe un discreto successo anche dalle nostre parti col secondo album Bringing Down The Horse, anno 1996).

L’altra cosa che sapevo ma che negli anni si era sbiadita come una polaroid esposta alle intemperie, riguarda l’età di Jakob: io e lui siamo praticamente coetanei. Il quarto figlio di Sua Bobbità nacque infatti il 9 dicembre del 1969, appena cinque giorni prima di me. È un fresco cinquantenne, proprio come il sottoscritto. Però sono convinto che, diversamente da me, lui di Forever Young non ha mai dimenticato il fatto che sia stata scritta per Jesse, il suo fratellone.

Tutto questo per dire che 50 anni sono un’età strana: non mi sono mai sentito tanto in bilico tra energia e spossatezza, tra lucidità e foschia, tra entusiasmo e insofferenza, tra – ebbene, sì – gioventù e vecchiaia. Questione di carne e pelle, di malanni che lasciano segni evidenti, come se il tempo avesse deciso di scrivere altre storie e mi utilizzasse come brogliaccio da accartocciare. Questione, soprattutto, di pensieri che si sono stancati di seguire certi percorsi, di inseguire entusiasmi a perdere, di affrontare dialettiche e mercanteggiare sintesi. Questione, insomma, di esserci un po’ meno, qui e (soprattutto) in prospettiva. E faticare ad accettarlo.

In poche parole: una volta (ri)scoperto che Jakob Dylan ha praticamente la mia età, volevo scrivere un post in cui provavo a consolarmi col pensiero che un giorno Mr. Bob Dylan ha composto Forever Young per augurargli quanto di meglio si possa augurare a un figlio, di rimanere cioè giovane e vivo, per sempre. L’idea era: rubacchiare un po’ di quell’augurio. In fondo, il destino ci aveva fatti piovere su questo porco mondo negli stessi giorni turbolenti, vero Jakob?

Ma Forever Young non era dedicata a lui. Eh, no.

Spossatezza, foschia, insofferenza e – ebbene, sì – vecchiaia sanno come vincere le loro partite. Toccherà imparare ad accettarlo.

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