Il riscatto del palcoscenico: Tina Turner

Sono cresciuto con la Tina Turner panterona anni Ottanta. I capelli come un incessante orgasmo di coiffeur cocainici. Il sorriso un agguato. La bocca una sentenza. Le cosce mille sogni umidi torniti fino a farne due colonne solide e guizzanti.

Da adolescente, vederla in video e in foto significava oltrepassare la soglia della veridicità. La ammiravo come un ragazzino può ammirare un’entità irraggiungibile, irrimediabilmente fuori portata. In ragione di ciò, non mi è mai sembrata particolarmente sensuale: nel senso che non mi faceva pensare al sesso, ma pensare che più o meno lei, Tina, lo fosse. Sesso fatto persona, donna. Cantante.

All’epoca non sapevo del suo turbolento passato con Ike. Ike il violento, il prevaricatore, il terribile, deprecabile Ike. No, non lo sapevo. Per me Tina iniziava lì, negli Eighties della cotonatura leonina. Non c’era un prima. Cos’era, il Prima? Gli anni Settanta? I Sessanta? Ma no, figuriamoci. Lei?

La sua musica non mi piaceva: mi sembrava una black troppo addomesticata anni Ottanta persino per quegli anni Ottanta. In ragione di ciò, non ho mai sentito il bisogno di comprare i suoi dischi. Mi bastavano i suoi video e i passaggi radiofonici: nel periodo di massimo splendore, andavano in heavy rotation. What’s Love Got to Do with It, We Don’t Need Another Hero (con la conturbante apparizione in Mad Max), Tipical Male e anche la sua versione di Let’s Stay Togheter mi lasciavano abbastanza indifferente, anche se determianrono vendite milionarie per i rispettivi album. L’unico singolo di cui un po’ m’innamorai fu Private Dancer: sotto la superficie comunque artificiosa, ci sentivo una vibrazione drammatica che non poteva lasciarmi indifferente.

In ogni caso, era chiaro: Tina m’interessava come manifestazione. Il fatto che fosse una cantante era solo un ingrediente importante della ricetta, che quasi dimenticavo però gustando il risultato complessivo.

A parte l’indimenticabile interpretazione di Acid Queen nella versione cinematografica di Tommy, scoprii la Tina dei Sessanta e primi Settanta più avanti, diversi anni più tardi. Quando ormai non poteva giocarsela più con i piani alti delle classifiche, e il mondo si avviava progressivamente a dimenticarla. Ascoltai e mi stupii: Ike & Tina erano a dir poco formidabili, le loro cover di Proud Mary e Honky Tonk Woman – ad esempio – esplodevano dagli altoparlanti. Per quanto ami le versioni di Creedence e Stones, quelle dei Turner non avevano nulla da invidiare. Anzi.

Più o meno nello stesso periodo lessi quel che dovevo leggere sull’inqualificabile condotta di Ike. Arrivai a detestarlo fino alla nausea: era una sensazione contraddittoria, perché in fondo a lui si doveva il merito di avere strappato la giovanissima Anna Mae Bullock a una vita mediocre per cambiarle il nome e farne una stella (oltre che una moglie sottomessa al marito/galassia). Grazie Ike, ma vaffanculo, di cuore.

Comunque ancora non avevo visto niente (è il caso di dire).

Il mio rapporto con Youtube è stato scandito da alcuni momenti memorabili. Uno di questi coincide con quando vidi per la prima volta Ike e Tina in un video di fine anni Sessanta o primi Settanta. Si trattava di un concerto. Ike, il leader, boss e padre-padrone, supervisionava il tutto con la chitarra incandescente levata a mo’ di verga. Malgrado la sua presenza minacciosa (così ormai mi appariva), Tina e le tre Ikettes erano fantastiche, irresistibili: quattro snodi elastici tra istinto e stile, i corpi febbrili come mercurio, un’irruenza naturale che la coreografia stilizzava ma non poteva del tutto domare.

Immaginare tutti i dissapori, la perfidia, la violenza che dovevano subire le protagoniste di quella manifestazione di esuberante vitalità (Tina in primis, ma anche per le Ikettes era dura), le rendeva ai miei occhi un autentico prodigio. Era come se nella finzione del palco si realizzasse un riscatto che nel giro di pochi anni – sorta di profezia autoavverante – si sarebbe in effetti consumato, gettando Ike nella polvere.

La mia considerazione nei confronti di Tina Turner raggiunse di colpo livelli altissimi. Da allora, lì è rimasta.

Negli ultimi anni non si può dire che la sfortuna si sia dimenticata di lei: un infarto, un tumore, un trapianto di rene. Nel luglio del 2018 il suo primogenito, Craig, si è suicidato.

Tina Turner è sostanzialmente scomparsa dai media.

Nasceva il 26 novembre di ottanta anni fa.

Un commento

  1. Bravo Stefano a ricordare questo potente e amato personaggio del pop mondiale. Neanche io compravo i suoi dischi ma – dio – era impossibile girare canale quando compariva sul video con quella camminata pazzesca, quella grinta, quella vitalità! Le auguro la miglior fortuna, visto che non ne ha avuta granché ultimamente.

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