Oltre la soundtrack: La Passione di Anna Magnani

Presentato a Cannes lo scorso maggio, La Passione di Anna Magnani di Enrico Cerasuolo è un documentario che, ahimé, non ho ancora potuto vedere. E che ho molta voglia di vedere.

L’impronta nell’immaginario collettivo della grandissima attrice romana era ancora forte quando da bambino mi capitava di sentirne parlare, di vederne i film o anche solo il volto in tv. Morta nel 1973 a soli sessantacinque anni, la Magnani ha sostanzialmente incarnato il volto del nostro Paese nella difficile e formidabile fase della ricostruzione di un’identità e di una dignità dopo la devastazione – urbana, economica, culturale, civile – del ventennio fascista e del secondo conflitto mondiale. Prima che ne conoscessi la storia, intuivo la natura spigolosa della sua femminilità, l’irrequietezza prodotta dall’attrito della sua sensibilità con una società ostile, chiusa, ancorata agli stessi valori che l’avevano condotta sull’orlo del baratro.

La sua bellezza era difficile, come plasmata da quel senso di anima ferita. Lo sguardo era abitato da una consapevolezza insondabile, dalle luci e ombre di un destino incombente. Il suo volto, la mimica del corpo, il timbro aspro della voce, erano una richiesta incessante di umanità immersa in una preveggenza di ingiustizia implacabile.

Malgrado questo, fu una star assoluta. Le sue interpretazioni, i suoi personaggi, cuocevano nello stesso calderone semplicità e complessità, popolare e colto, tradizione e ribellione. I numerosi riconoscimenti – un palmares impressionante: Nastro d’Argento, David, Coppa Volpi, Oscar, Golden Globe, BAFTA, Orso d’Oro… – sembrano scivolarle addosso, non partecipano della sua essenza, non è col vocabolario del successo e del divismo che si può decifrare la sua eredità.

In attesa di verificare se le buone cose che ho letto su La passione di Anna Magnani corrispondono al vero, mi fa ben sperare la colonna sonora, uscita a fine settembre per Ala Bianca. Ne è autore Cristiano Lo Mele, noto per essere mente e chitarrista dei Perturbazione, il cui frontman Tommaso Cerasuolo è fratello di Enrico, sceneggiatore e regista del documentario sulla Magnani.

Le dodici tracce in scaletta si muovono sulla scia del mandolino, vero e proprio spirito guida sonoro che Lo Mele declina in contesti diversi, modulando le atmosfere su episodi cinematografici e biografici che i titoli lasciano ben intuire: ecco Nannarella che ciondola tenera e afflitta tra macerie e speranza, ecco l’allegria swingante di La rivista, ecco le prospettive oniriche e la malinconia fiera di La figlia del Duce ¹, ecco Mamma Roma in processione solenne tra sbuffi grotteschi e schiaffi di chitarra desertica, ecco la mischia di colori exotica e soul di Bellissima, e poi ancora l’afflizione a cuore caldo (in un tremore di archi e mandolino) di Fine, e infine Sottocoperta col suo beccheggiare tex-mex tra spaghetti e deserto, tra crotali e balere…

Durante l’ascolto, capita di pensare a R.E.M. e Badalamenti, a Morricone e Red House Painters, a Umiliani e Mùm, a un intreccio insomma di memorie più o meno eterogenee e stagionate, collocate cioè a livelli diversi di nostalgia, di suggestione e devozione. Sembra quasi che Lo Mele abbia voluto distillare il denominatore comune tra generazioni distanti ma unite da una stessa voglia di sogno, dal bisogno di andare oltre la pellicola del quotidiano, di aprire crepe nelle pareti e rendere meno stagni i compartimenti dell’immaginario. Perciò queste tracce funzionano così bene anche al di là della dimensione di soundtrack.   

Perciò – infine – sanno tratteggiare con efficacia la sagoma di una figura tanto cruciale eppure sfuggente, che non possiamo permetterci, soprattutto oggi, di dimenticare.

¹ il riferimento è al cognome del padre biologico – Del Duce – scoperto dalla Magnani dopo anni di indagini (il padre aveva abbandonato la madre prima che Anna nascesse). Pare che, una volta scoperto, l’attrice abbia deciso di non insistere con le ricerche, liquidando la questione con la battuta: “non vorrei che qualcuno mi credesse figlia di Mussolini

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...