Awakening Songs #22: PJ Harvey feat. Thom Yorke – This Mess We’re In

PJ

Mi facevo fottere come un bambino. Come un vecchio, sciocco bambino. Stavo dando indicazioni a dei tipi in cerca di luoghi di cui non avevo mai sentito parlare. Per farlo ero sceso dall’auto, lasciandola aperta, le chiavi nel quadro. Ero lì che mi scervellavo per capire dove fossero quei paesi, quelle località, quei nomi spuntati dal niente, quando all’improvviso – oplà – mi volto e l’auto non c’è più. L’attimo successivo, spariti anche i tipi. Inizio a camminare, incredulo, anzi determinato a credere di essere vittima di uno scherzo, un brutto scherzo idiota.

Poi tutto diventa indistinto. L’amarezza, la ferita dell’affronto, il senso di stupidità, tutto si dissolve in un procedere vago, immerso in un luogo senza contorni, in una periferia ostile sospesa tra l’alba e il crepuscolo, aggrappata a una luce debole, logora, vuota di promesse e conforto. Spazzata via ogni emozione, mi sintonizzo con la solennità muta del momento. A quel punto inizio a cantare This Mess We’re In.

And ohh (the city sunset over me)
Ohh (the city sunset over me)

Evidentemente nel sogno mi ero deciso che tutta quella bella situazione si stesse consumando al tramonto. O, forse, non dovrei badare troppo al testo della canzone, perché le circostanze erano, come dire, cedevoli. In This Mess We’re In le due voci – Thom Yorke e Polly Jean Harvey – mettono in scena una relazione profonda ma sospesa, interrotta, congelata nel paradosso tra intimità e distanza. Sullo sfondo c’è New York, simbolo della metropoli che impone codici, li definisce, li irradia lungo nervature digitali implicite in ogni cosa e luogo, invisibili ed efficienti.

Night and day
I dream of
Making love
To you now baby
Love making on screen
Impossible dream

1024px-Thom_Yorke_(Amsterdam)

In quel sogno da sfigato, da fottuto e sperso cittadino di un tempo indifferente, mi sentivo – ero – solo, dissociato. Osservavo tutta la distanza del paesaggio, delle abitazioni, di alberi e marciapiedi. Fregato da alcuni abili balordi presto svaniti nell’ombra, ero piombato in un mondo deserto. I meccanismi del sogno mi avevano dato questo potere: estendere la distanza che avvertivo dal resto del mondo – la mia personale solitudine – a uno stato di condizione universale. Eppure, tutto era ancora vivo. Dietro le quinte della mia alienazione, il meccanismo della normalità non smetteva di girare. Tutto proseguiva come sempre in quella realtà assente. Non c’era un’anima, ma era un mondo animato. Intanto camminavo nel silenzio solido, ed era – continuava a essere – una situazione realistica, credibile. Camminavo in direzione dei primi barlumi di luce.

Mi sono svegliato di colpo. L’alba reale mi attendeva appena fuori dalle finestre.

And I have seen
The sunrise over the river
The freeway
Reminding of
This mess we’re in

Qui le altre Awakening Songs

3 commenti

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