Un disco per Corto Maltese

Le storie di Corto Maltese si aprono quasi sempre con una specie di dislocazione: l’eroe di Hugo Pratt appare con modalità sconcertanti, irrompe in situazioni sorprendenti, talvolta incongrue. Il luogo e il contesto sembrano pensati per spiazzare il lettore, per mettere in discussione le sue aspettative, quanto meno quelle geografiche, così da togliere il terreno sotto ai piedi della consuetudine. Giusto così: Corto Maltese non appartiene al luogo – allo spazio, al tempo – delle tue aspettative. La sua essenza è apolide e a-storica, è una categoria dell’anima, una dimensione della coscienza. L’avventura è già contenuta in questa demolizione dei parametri geografici e logici, che poi è un’espansione dei confini, la compenetrazione dei mille luoghi mentali, culturali, umani insomma che della realtà è sostanza vera, profonda.

Quando ho saputo che a Corto Maltese sarebbe stato dedicato un progetto musicale, il fatto che l’autore fosse Gerardo Balestrieri mi è sembrato, come dire, consequenziale. Opportuno. Giusto.

Gerardo Balestrieri

Seguo Balestrieri da molti anni. Se dovessi utilizzare un termine, uno solo, per definire il suo aggirarsi tra jazz, tango, folk, pop, rock, blues, chansonnier, rebetiko, mediterraneo, balcani, sudamerica e altro (che adesso dimentico), sceglierei: apolide. Nato in Germania, lureato a Napoli, domiciliato a Venezia, attore, fisarmonicista, pianista, già collaboratore di Daniele Sepe, Bebo Storti e Arturo Brachetti, membro di E Zezi Gruppo Operaio, presenza abituale al Premio Tenco, compositore per cinema e teatro… Più che una carriera è un carosello, un turbillon, che negli otto dischi a suo nome diventa viaggio sradicato intenzionato a risalire la natura erratica delle radici, il loro annidarsi ovunque, nell’insospettabile, nell’inflessione, nell’accento, nella parola aliena, nel timbro che scompagina, nel ritmo che inciampa, nella calligrafia profonda della superficie, nel mistero caldo della profondità.

Canzoni del mare salato esiste già. Tredici canzoni suonate da un’orchestra allestita per l’occasione (ovviamente: L’orchestra del mare salato), più di trenta persone coinvolte (tra cui Daniele Di Gregorio, Antonio Marangolo – rispettivamente marimba e sax per Paolo Conte – e Pierpaolo Capovilla) per una circumnavigazione onirica tra buffo ed esotico, oscurità e abbandono, meraviglia e minaccia. La doppiezza cinica di Rasputin, la malinconia rapsodica di Pandora, il ghigno desertico di Samba con Tiro Fisso, i singulti arabescati di La casa dorata di Samarcanda, la stregoneria magmatica di Il mondo di Mu, una Banshee struggente ed evocativa come un John Cale pianista sull’oceano: luoghi e caratteri come un carotaggio sentimentale di quel mondo magico e necessario (forse mai tanto necessario) che Pratt seppe architettare attorno a un personaggio dalla statura mitologica malgrado (o forse grazie a) l’angolazione anti-eroica, immerso in storie che si sottraggono alla grammatica consueta della narrazione e ai giudizi sommari della Storia.

Le canzoni esistono già, il disco non ancora. La copertina, di cui ho potuto vedere la (bellissima) bozza, sarà opera di Lorenzo Calza, autore Bonelli (Julia e She tra i suoi lavori più noti). Non verrà distribuito sulle piattaforme streaming, avrà una natura fisica che attende una produzione. Perciò è stato attivato un crowdfunding su Produzionidalbasso.

Vi invito caldamente a partecipare. Contribuirete a qualcosa di molto bello che non arricchirà nessuno, a parte voi (noi, tutti).

 

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