Iggy Pop – Nuove libertà, vecchie valute

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Mi ha stupito non poco che Free, il nuovo album di Iggy Pop, sia uscito il 6 settembre, dal momento che il giorno successivo sembrerebbe – per chissà quale motivo – una delle date di pubblicazione predilette dall’Iguana. Il 7 settembre ricorre infatti l’anniversario di ben 3 album di Mr. Osterberg: American Cesar (1993), Zombie Birdhouse (1982) e New Values (1979). Proprio quest’ultimo compie quindi quarant’anni e con l’occasione mi sembra il caso di ribadire quanto si tratti di un album buono e fin troppo trascurato. Come scrivo nella recensione di Free per Sentireascoltare, uno dei difetti della discografia solista post-77 di Iggy – apparentemente superato negli ultimi due ottimi lavori – è una specie di ansia da prestazione, il piglio frenetico e spesso poco lucido di chi sa di dover fare i conti con la propria stessa leggenda sulla graticola del presente. Anche in New Values si avverte qualcosa del genere, eppure resta un disco vivo, nervoso, ispirato, testimonianza di un frangente a suo modo irripetibile. Riporto qui uno stralcio ad esso dedicato, tratto dalla monografia sugli Stooges e l’Iguana che usciva giusto un anno fa, sempre su Sentireascoltare.

***

Terminato l’impegno con la RCA grazie a TV Eye Live 1977 (maggio 1978), notevole testimonianza del tour di The Idiot (quello con Bowie alle tastiere), è la Arista – label fondata da clive Davis nel 1974, che all’epoca aveva nel roster artisti come Grateful Dead, Patti Smith e Lou Reed – a farsi avanti e a scritturare l’Iguana. New Values è un album nervoso che ammicca alle sonorità sintetiche sul punto di impadronirsi della situazione post-punk. Scott Thurston suona, scrive e arrangia, James Williamson produce e regala parti di chitarra affilate. Quanto a Iggy, ci mette la grinta del caso e un’irriverenza che inizia però a sembrare caricaturale. In canzoni come Girls e I’m Bored (quest’ultima – come metà delle tracce in scaletta – composta interamente da Pop) sembra giocare con l’aura di perdizione che l’avvolge, come se rincorresse il fantasma stesso della propria scelleratezza, tuttavia in qualche modo confezionando un personaggio che finisce per sembrare al più un fratellastro poco raccomandabile di Mick Jagger.

Col punk già incenerito, il post-punk sembra un territorio poco adatto per l’estro selvaggio dell’Iguana, anche se la title track e Five foot OneI’m only five foot one / I got a pain in my heart / All the night I’m working / In the amusement park / With a bottle of aspirin») riescono in qualche modo a coniugarlo con il senso di reiterazione robotica (tra DEVO e Stranglers) che ben si accorda a quegli anni cementizi, intossicati e industriali. A proposito di Stones, Don’t Look Down va a muoversi in territorio Black And Blue con bella disinvoltura, mediando disincanto, trasporto e lascivia («I went this morning to the cemetery / To see old Rudy Valentino buried / Lipstick traces on his name / He never looked down / Because they were making crazy sounds / From Central Park to shanty town / He always heard that crazy sound»), forte altresì di un portato melodico che cinque anni più tardi indurrà Bowie a farne una (mediocre) rilettura reggae nel (non eccelso) Tonight. New Values è un buon album in definitiva (per qualcuno persino ottimo: Frank Black ad esempio lo considera il miglior album dell’Iguana), che però non riuscì a inserirsi nel solco di Lust For Life, a replicarne la sensazione di eroica unicità del personaggio Iggy.

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