Sintonie pop e mistero: Mass Romantic dei The New Pornographers

Mass Romantic, l’album di debutto dei The New Pornographers, uscì nel novembre del 2000, il mese più grigio di un anno per me tendente al nero con sfumature di nerissimo. Eppure si portava dentro una vibrazione d’estate che, da che pop è pop, rappresenta la cortina fumogena, il mezzo di contrasto, lo sfondo, la sostanza, un rimbombo di memoria, il rimpianto che si avvita nell’ombelico di una speranza. Mi aggrappai a questo disco (tra gli altri) per rendere meno amaro il momento, e me ne innamorai, del mood generale, quel senso di misticanza briosa condita di risvolti asprigni, carburata da un entusiasmo che travolge il senso di riciclo ormai inevitabile – già allora – in ambito pop-rock.

Soprattutto, mi innamorai di Neko Case, del groviglio di apparizioni che avvertivo nella sua voce, così sensuale eppure volatile, di un esotismo carnoso ma etereo, un miraggio di celluloide e sintonie misteriose e strade che si fanno ingoiare dalla notte. A questo disco ne sono seguiti altri, tutti sopra la lina di galleggiamento della bontà con punte di eccellenza (soprattutto Twin Cinema e Togheter), anche se, come spesso capita, la miscela di brio e ispirazione dell’esordio non è stata ripetuta. O, almeno, non mi è sembrato.

Di seguito una mia recensione d’epoca di quello straordinario esordio che merita di essere riscoperto sempre, estate o meno, che l’umore sia nero o scintillante.

***

The New Pornographers – Mass Romantic (Matador/Wide, 2000)

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Prima venne un singolo, Letter from an occupant, anno 1997: piglio surf, chitarrine wave, effervescenze d’organo e quei coretti malandrini. Tutto il Canada ne uscì ringalluzzito di zompettante indie-pop. Poi ovviamente toccò all’album d’esordio, la cui gestazione impegnò i New Pornographers per ben tre anni, senza peraltro comprometterne il brio e l’immediatezza. Anzi. L’impasto di frenesia power-pop e mestizie folk, di ossessioni psych e irruenza post-garage, e quel grave che diventa leggero, quella foga ricondotta a più miti ma intelligenti consigli radiofonici, insomma tutto in Mass Romantic sembra obbedire ad un disegno dalla micidiale ancorché semplice efficacia. Del resto, Carl Newman reclutò i più dotati runners di Vancouver col preciso scopo di dare vita alle sue insopprimibili fregole Beach Boys, presto strattonate da veemenze & impudenze che ora chiamano in causa i Roxy Music (The Mary Martin Show), ora una cruda disperazione Big Star (The Fake Headlines), ora certa sghemba gravità Pixies (The Slow Descent Into Alcoholism). C’è furbizia, certo, in questa mistura ben dosata di graffi e carezze. Ma questo è il pop bellezza, e quel che conta davvero sono l’attitudine e il talento, un’alleanza capace di produrre gioielli carezzevoli ed energici come The Body Says No, così come di concepire una formidabile mischia di segni sonori capace di squarciare il velo della consuetudine. Infine, c’è la voce incredibile di Neko Case, miraggio country che arrotola e srotola il tappeto del tempo fiammeggiando onirica e sensuale: quel che si dice un valore aggiunto.

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