Il diavolo (probabilmente)

Nel gennaio del 2007 intervistai per il Mucchio Selvaggio la fotografa Amalie R. Rothschild in occasione della sua personale a Firenze. Dal ’67 al ’74 fu la fotografa residente del Fillmore East, succursale newyorkese del celebre Fillmore di San Francisco fondato e diretto da Bill Graham. I suoi scatti rappresentano una documentazione fondamentale riguardo gli sviluppi del rock dai Sessanta ai Settanta. La ricordo come una bella chiacchierata e ne uscì un’intervista niente male. Parlavamo e intanto ci aggiravamo nelle sale della mostra.

A un certo punto finimmo davanti a un doppio ritratto di Mick Jagger. La Rothschild si bloccò, come se ne fosse rimasta stupita, o come se l’avesse investita uno sciame di sensazioni fantasma.

Mick Jagger by Amalie R. Rotschild
Mick Jagger by Amalie R. Rothschild

Per qualche istante rimase immobile, colta da improvviso rapimento di fronte a una foto di cui lei stessa era autrice. Mi ritrovai a immaginare la situazione: una giovane fotografa abituata a stare di fronte a giganti come Miles Davis, Neil Young, Janis Joplin e Bob Dylan, impegnata a catturare nel suo obiettivo una rockstar che ogni ragazza (e qualche ragazzo, presumo) nel meraviglioso catino del Madison Square Garden (e oltre) avrebbe, diciamo così, voluto conoscere meglio. Come spesso mi capita, provai una nostalgia vertiginosa e del tutto illogica per un’epoca che potevo solo ricostruire a forza di ascolti, visioni, letture e testimonianze, sempre però con molta approssimazione.

Superato il momento di impasse, la Rothschild si riscosse. Parlò, e ricordo ancora il tono della sua voce:
Osserva la sua espressione: nella prima è un angelo. In quest’altra, scattata un attimo prima o dopo, ha invece un lampo demoniaco nello sguardo. Angelo e demonio. È così che lo voglio ricordare

Tanti auguri, Mr. Jagger

4 commenti

  1. […] Terminato l’impegno con la RCA grazie a TV Eye Live 1977 (maggio 1978), notevole testimonianza del tour di The Idiot (quello con Bowie alle tastiere), è la Arista – label fondata da clive Davis nel 1974, che all’epoca aveva nel roster artisti come Grateful Dead, Patti Smith e Lou Reed – a farsi avanti e a scritturare l’Iguana. New Values è un album nervoso che ammicca alle sonorità sintetiche sul punto di impadronirsi della situazione post-punk. Scott Thurston suona, scrive e arrangia, James Williamson produce e regala parti di chitarra affilate. Quanto a Iggy, ci mette la grinta del caso e un’irriverenza che inizia però a sembrare caricaturale. In canzoni come Girls e I’m Bored (quest’ultima – come metà delle tracce in scaletta – composta interamente da Pop) sembra giocare con l’aura di perdizione che l’avvolge, come se rincorresse il fantasma stesso della propria scelleratezza, tuttavia in qualche modo confezionando un personaggio che finisce per sembrare al più un fratellastro poco raccomandabile di Mick Jagger. […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...