Radiofonia gentile, per nulla innocua: La Minoranza di Andrea Cassese

C’è un momento in cui dall’estate nominale, quella – come dire – calendarizzata, astronomica, si passa all’estate densa, all’estate croccante e concreta, all’estate davvero. Il segnale – inequivocabile – lo mandano i pini, anzi le cicale sui tronchi dei pini, mentre la resina spande il suo vapore invisibile e narcotico. A quel punto l’accadere diventa sensuale, ti si stringe attorno come un bozzolo caldo. In un certo senso, è come se ti saldassi al qui e ora, all’anello di una catena di momenti non dico infinita – non lo è – ma il cui inizio è ormai inafferrabile e la sua fine, chissà, è una questione sospesa. I pini, le cicale che cuociono sotto il sole, la resina che evapora per il caldo spietato: tutto ciò è reale.
Ed è a questo punto, qui e ora, che La Minoranza arriva a farmi compagnia.

andrea-cassese

Di Andrea Cassese le note biografiche dicono: napoletano, classe 1986. Ha esordito quattro anni fa con un bel disco – Oltre gli specchi – ma non ero preparato a un secondo lavoro così a fuoco. La Minoranza è bello, ma all’ascolto – soprattutto a un primo ascolto – può apparire sembrare strano. Strano secondo i canoni del pop radiofonico contemporaneo, strutturato su playlist che devono algoritmicamente soddisfare al massimo le aspettative dell’ascoltatore. Strano perché garbato, gentile, quieto, non urlato, eppure per nulla arreso, anzi lucido nel mettere all’angolo gli aspetti più critici e controversi del quotidiano (non a caso a un brano collabora il grande Cesare Basile), disposto a mettere in discussione ciò che ritenevi saldo, equilibrato.

Capace, proprio per questo, di sintonizzarsi con lo spirito del tempo, di coglierne ed esserne vibrazione: anche per il suo essere un album pervaso di mare, di estate come dimensione intima, un profondo ridisporsi di emozioni. Il contrario, in pratica, di quello che fa l’ITPOP, genere (genere?) non privo di interesse ma presto ridotto alla macchietta di sé (e al macchiettismo dei suoi protagonisti).

Di La Minoranza ho scritto in una tu-chiamala-se-vuoi-recensione su Sentireascoltare, a cui vi rimando. Ma se non volete perdere tempo a leggere, vi consiglio di ascoltarlo. Di dargli tempo e attenzione. Di concedervi il lusso di un’inquietudine gentile.

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