Odissea pop: 50 anni di Space Oddity

bowie-1969-mr

Non è un film bellissimo, The Secret Life Of Walter Mitty, diretto e interpretato da Ben Stiller nel 2013. Ha molti difetti, in primo luogo una sceneggiatura sgangherata, ma non mancano i motivi per guardarlo. Uno di questi è senz’altro la sequenza in cui la musa del protagonista (in realtà una collega che il mediocre Mitty si immagina complice delle sue mirabolanti avventure) lo incoraggia a spiccare il volo con una fragile ma a suo modo intensa interpretazione di Space Oddity.

La prima volta che la vidi, quella scena mi stregò. Chiaramente ne rimasi colpito in quanto appassionato di Bowie e di quella canzone in particolare. Ma ad intrigarmi era quello che mi suggeriva riguardo Space Oddity. Una canzone su cui è stato scritto e detto moltissimo. Ispirata alla visione di 2001 – A Space Odyssey di Kubrick (regista che tornerà a ispirare Bowie qualche anno più tardi con A Clockwork Orange), scritta per sfruttare la febbre della “corsa alla spazio” e pubblicata pochi giorni prima dell’allunaggio (pare che Tony Visconti si rifiutò di produrla proprio perché la riteneva una mossa fin troppo opportunista, al suo posto subentrò Gus Dudgeon), metafora del viaggio psichedelico (con relative conseguenze tossiche): queste le principali interpretazioni. Non poche, per un pezzo che in buona sostanza altro non è che una pop-song. Ma il punto è esattamente questo.

bowie-bbctonightFin dalla sua prima “apparizione” sul piccolo schermo, nel programma BBC Tonight di Cliff Michelmore, il diciassettenne David Jones aveva dimostrato un istinto particolare per i media: spacciandosi per l’improbabile fondatore dell’Associazione per la Prevenzione delle crudeltà contro i capelloni (o qualcosa del genere), quel biondino azzimato mise in scena per il pubblico inglese del 1964 un siparietto assieme goliardico e inquietante. Era tutta una farsa, ma colpiva al cuore l’immaginario collettivo scomodando un tema che avrebbe avuto nel breve periodo sviluppi profondi, una vera e propria frattura generazionale e uno scarto culturale. Come dire che il pop, anche nelle sue manifestazioni apparentemente più innocue, divertenti, accomodanti, contiene (dovrebbe contenere) sempre un elemento destabilizzante, il perno puntato su un qualche nervo scoperto. Come dire che il pop al suo meglio non è mai solo ciò che sembra.

Nel caso di Space Oddity, questa “canzone opportunista” che fu pure accusata di avere qualche discendenza – come dire – indebita da un pezzo dei Bee Gees (New York Mining Disaster 1941), questa dimensione pop raggiunse livelli formidabili che negli anni si sono dispiegati in tutta la loro pregnanza. Si trattò senz’altro di un pezzo furbo – del resto il pop deve essere anche questo, deve dominare il linguaggio dei media dominanti e cavalcarne gli argomenti – ma nella sua attrazione gravitazionale finirono temi scoperti e profondi che si sarebbero presto rivelati cruciali, alcuni contingenti e altri – spendiamo pure questo termine impegnativo – immanenti.

odysseySe è vero che la “space fever” garantiva una visibilità – come dire – automatica e che rappresentava un tema sicuramente in voga perciò inevitabilmente banalizzato, Bowie decise tuttavia di percorrere in Space Oddity il “dark side” di quella frenesia, cogliendo dal capolavoro di Kubrick lo sconcerto epistemologico di fronte allo spazio come entità finalmente concreta, esperibile, nuova frontiera che annichilisce ogni preesistente idea di frontiera, ridefinendo l’idea stessa di essere umano, di esistenza.

Major Tom che perde il controllo – altro tema, quello del controllo, che in Bowie tornerà rivelandosi centrale – e si consegna al mistero profondo, diventa chiaramente anche il paradigma della necessità di sperimentare, di staccare i piedi dal suolo e osare, si tratti di un viaggio terreno, cosmico, fantastico o – certo – psichedelico (si valuti in questo senso l’importanza del mellotron di Rick Wakeman, valutando casomai la potenza della versione del 1969 rispetto a quella del 1967).

spaceoddity45Quando oltre quattro decenni più tardi Kristen Wiig strimpella la chitarra per Ben Stiller invitandolo a salire su quel fottuto elicottero, gli sta dicendo proprio questo: devi farlo. Nel 2013 Space Oddity era ancora presente e viva, e lo stesso vale per oggi: una canzone pop sull’angoscia, sull’eccitazione e sull’inevitabilità del rischio, della scoperta, dell’avventura come condizione necessaria a dirsi umani nel vasto compiersi degli accadimenti. Solo una canzone pop, certo, ma al suo massimo.

 

Pubblicata come singolo l’11 luglio del 1969, fu scelta come “commento sonoro” dell’allunaggio dalla BBC pochi giorni più tardi, quel celebre 20 luglio che rappresentò un passo enorme per l’Uomo e uno più piccolo, ma decisivo, per David Bowie.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...