Cadaveri e memoria: ricorrenze rock e passato presentificato

morrison

Le giornate ad alta concentrazione di ricorrenze rischiano di far sembrare un blog tipo quello che state leggendo come una sorta di cimitero virtuale (simile a quanto ipotizzato da Luciano Funetta ne Il grido). Riassumendo: il 3 luglio del ’69 escono due dischi formidabili come Five Leaves Left e Unhalfbricking, il primo firmato da un meraviglioso autore come Nick Drake, il secondo invece dai più navigati Fairport Convention, in entrambi i casi la voce che sentiamo (Drake, appunto, e Sandy Denny) non è più di questo mondo; quello stesso identico giorno fu ritrovato cadavere Brian Jones, geniale ancorché turbolento membro fondatore dei Rolling Stones, nella piscina della sua casa di Hartfield; due anni più tardi, il 3 luglio del ’71, a Parigi, toccò a Jim Morrison abbandonare le sue spoglie terrene in una vasca da bagno per trasferirsi definitivamente in Père-Lachaise (e altrettanto definitivamente nell’immaginario collettivo); infine, il 3 luglio del 1999, il grande bassista e cantante Mark Sandman fu stroncato da un infarto durante un concerto dei suoi Morphine. Ho evitato di postare su Jones e Morrison, un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché, beh, mi sembrava davvero troppo, anche se di questi due grandissimi protagonisti della stagione eroica del rock non si finirebbe mai di scrivere e dire.

Alla luce di tutto ciò, capisco insomma se qualcuno pensa (è capitato) che i blog dei vecchi appassionati di rock come il sottoscritto finiscono spesso per sembrare assai deprimenti (per dirla bruscamente, come mi è capitato di leggere: puzzano di cadavere). La nostalgia è un vicolo cieco, lo sappiamo bene. Il rock è in un vicolo cieco, come ho scritto più volte (pur guardandomi bene dal dichiararlo morto). Pubblicare post su ricorrenze (sempre celebrative, anche se quasi sempre funeree) può sembrare e in effetti significa consegnare sempre più al passato i motivi e il carburante del nostro amore per il rock. Un passato, va detto, che è sempre più (ormai quasi del tutto) schiacciato sul presente. Un passato che appare – se mi consentite la mostruosità lessicale – presentificato.

Viviamo un iper-presente nel quale coesistono vaste sezioni e intersezioni di passato assieme a vaghe – o al più ammiccanti – ipotesi di futuro. In questo senso, il presente esiste sempre di meno, è sempre meno significativo. Il presente somiglia a una piattaforma da cui accedere a un repertorio (musicale e, ovviamente, non solo) sconfinato, di cui quello prodotto oggi rappresenta la parte più fresca, certo, ma puntualmente strutturata sull’aggiornamento e la riarticolazione sempre più sistematica del repertorio passato. Prendi la trap: cos’altro è se non un approdo dell’hip-hop dopo intensa brasatura dubstep? Il neo-soul confessa già dal nome la propria natura, mentre il pop mainstream deve i suoi elementi di novità più all’efficacia algoritmica rispetto alle nuove piattaforme di diffusione che non a significative innovazioni stilistiche e sonore. Quanto al rock che tenta di stare a galla nelle playlist, quando va bene fa il rock (vedi, ma è solo un esempio, l’ultimo dei Black Keys). Insomma, ci siamo capiti. Ma, attenzione: non è una novità. Il nuovo nel pop è sempre riarticolazione di vecchi codici. Però mai come oggi la “legacy” ha rappresentato un patrimonio spendibile come se fosse nuovo di zecca, anzi meglio: un nuovo con l’aura del mito già confezionata.

Con questo pippone però non voglio giustificarmi: se vi pare di sentire puzza di morto, continuerete a sentirla. Posso sventolare quanto voglio, non c’è modo di disperderla. Ma se, arrivato al mezzo secolo di vita (come molti dischi che amo), mi capita di avvertire forte la pressione della memoria, se il mio buffer preme per svuotarsi, per riversarsi a fiotti e in modalità più o meno random in questo sacchetto-blog, è anche perché sento che quel passato ha diritto di cittadinanza in un presente esploso, frammentato, vaporizzato. Sento che quel passato non ha finito di dire ciò che ha da dire. Di più: sento che non ha mai avuto tanto senso il suo dire.

Insomma, in questo blog ho scritto spesso di anniversari e ricorrenze, e continuerò a farlo. Perdonatemi. O tappatevi il naso (è uguale).

5 commenti

  1. […] Chi si imbattesse in questo blog per caso¹ potrebbe legittimamente pensare che il suo autore sia un vecchio nostalgico, tendenzialmente depresso, i cui vinili e cd giacciono sepolti da uno strato di polvere tenace – tendente alla muffa – sugli scaffali e dentro scatoloni che non apre da un pezzo. Ebbene, smentisco: niente polvere. Quanto alla muffa, non ci giurerei (ma tanto la muffa, parafrasando zio Neil, non dorme mai). In ogni caso, ok, qui è quasi tutto un celebrare anniversari, un disseppellire ricordi, aneddoti, eventi. Non mancano certo i motivi per cui le cose prendono una piega del genere, in un blog che tratta soprattutto di caro vecchio rock (ne ho già parlato qui). […]

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