L’attrito e il rumore

jet rocket train

A proposito di analogico vs. digitale e tutto ciò che questo significa (per “tutto” intendo: MOLTISSIMO), ho letto con piacere Ascoltare il rumore (Edizioni SUR) di Damon Krukovski, giornalista, critico, ricercatore nonché ex-batterista dei notevoli Galaxie 500 e attualmente membro del duo Damon & Naomi.

krukowski

Per la recensione vi rimando a Sentireascoltare, qui però mi preme aggiungere una cosa (che sulla webzine non mi è sembrato il caso di pubblicare): nel suo saggio a un certo punto Krukovski affronta il tema del rumore correlato alla riproduzione della musica da vinile, ed è lì che viene tirato in ballo con una certa insistenza il concetto – assieme fenomenologico e simbolico – di attrito. Quando ho letto quelle pagine, non ho potuto trattenere un piccolo sussulto e forse persino un ghigno di moderato compiacimento.

Rewind: due anni fa, giorno più giorno meno, usciva Nastri, il mio romanzetto distopico di cui il mondo poteva fare benissimo a meno (in effetti, è andata esattamente così: ne ha fatto a meno). Pur tra i molti demeriti di quel romanzo, ancora oggi mi tocca ammettere che qualcosa di buono ci fosse.

ascoltare-il-rumore

Ad esempio, l’idea del waking: una specie di sport clandestino nel quale due contendenti (di norma molto giovani e abbastanza folli) si sfidano in pericolose gare di velocità levitando sui binari della ferrovia elettromagnetica grazie a tavole opportunamente predisposte. Confesso di avere atteso che qualcuno – lettori, recensori, relatori, intervistatori – ne notasse la funzione simbolica e magari me me chiedesse conto. Invece, macché, non è accaduto: recensioni e interviste non hanno mai colto questo lato della faccenda a cui, ebbene sì, tenevo parecchio. Ovviamente ogni demerito va imputato al sottoscritto: bisogna essere molto bravi per maneggiare simboli e allegorie.

E dire che avevo anche provato a rendere più chiaro il concetto: in un dialogo tra Polly e Leonardo, due tra i protagonisti centrali della vicenda, pensai di inserire alcuni “elementi segnaletici” che indirizzassero l’interpretazione da parte del lettore. Nel waking, sosteneva Leo rivolgendosi a una scettica Polly, più che la gara conta la pratica, perché capace di indurre un vero e proprio stravolgimento della percezione: uno stravolgimento dovuto – eccoci al punto – all’assenza di attrito.

nastri

Non alla sua diminuzione – come accade, ad esempio, nello snowboard – ma il suo totale annullamento. Un’esperienza capace di decontestualizzarti, di renderti estraneo al tuo stesso corpo, di produrre una frattura sensoriale, una crepa attraverso la quale accedere a una dimensione ulteriore (superiore?) dell’esperienza sensoriale e quindi (quindi?) a un diverso livello di esistenza. L’allegoria intendeva fare perno sulla relazione simbolica tra i nastri magnetici delle vecchie audiocassette – anch’esse protagoniste della storia – e i binari delle linee elettromagnetiche che circondano la città (la mia prima idea riguardo la copertina del libro prevedeva appunto un nastro che muta forma fino a diventare un binario ferroviario).

Intendevo alludere cioè al fatto che l’upgrade da analogico a digitale (nel mondo della musica e in generale), pur mantenendo tracce della modalità d’uso precedente, sta provocando/ha provocato un balzo cruciale, sconvolgendo le prassi e le categorie mentali, la percezione del mondo e di sé nel mondo. È più o meno quello che anche Krukovski denuncia nel suo bel saggio, ed è – credo – quello che sta effettivamente accadendo mentre ci consegniamo (io per primo) all’epoca di disponibilità e simultaneità resa possibile dalla digitalizzazione.

Detto che Nastri non può certo vantare fondamenta teoriche paragonabili a quelle messe in gioco da Krukovski, questa vaga corrispondenza tra la mia operetta di fiction e il suo saggio mi ha piacevolmente sorpreso. Ovviamente, per quel che vale. Ovvero: pochissimo.

In ogni caso, vi consiglio caldamente Ascoltare il rumore: oltre a essere una lettura necessaria (forse addirittura cruciale rispetto alla transizione che stiamo vivendo), mi è sembrato pure un libro divertente.

5 commenti

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