Awakening Songs #11: Neil Young & Crazy Horse – My Heart

Mi sveglio, canticchio una canzone che mi è venuta in mente chissà come, e intanto penso un pensiero antico. Questo: “una cassetta, solo una cazzo di cassetta”.

All’epoca i sei-sette euro di differenza facevano, ebbene sì, la differenza. Capitava quindi che nei momenti di magra anziché comprare la versione in CD ripiegassi malinconicamente sull’audiocassetta. Mi consolava il pensiero che tanto in auto neppure ce l’avevo, il lettore di CD. Per nutrire l’autoradio mi facevo le cassettine, spesso sacrificando qualche canzone per rientrare nel minutaggio (ero un autentico sterminatore di filler tracks). Della cassetta di Sleeps With Angels però non ebbi da lamentarmi, anzi.

Faceva caldo, quando uscì. Metà agosto del 1994. Cinque mesi dopo lo sparo che mise fine alla vita di Cobain, all’illusione di un nuovo espansionismo rock e a un bel po’ di sogni sparsi. Ma era pur sempre il 1994: annus mirabilis. Non potevi distrarti un attimo che rischiavi di perderti un’uscita formidabile.

neil-young-Sleeps-with-Angels

Sleeps With Angels, ad esempio e appunto: a dire il vero ci aspettavamo eccome un altro buon album di Neil Young dopo il ringalluzzimento anni Novanta di Ragged Glory, ribadito dall’ottimo doppio live Weld e dallo struggente Harvest Moon. Ma quel disco era destinato a significare qualcosa di diverso e di più. La notizia del suicidio del leader dei Nirvana, con tanto di citazione di Hey Hey, My My nel biglietto di commiato, arrivò a sessioni quasi concluse. Per Young fu una mazzata, a cui reagì nell’unico modo a lui possibile: componendo e suonando come se fosse in gioco la sua stessa vita. Ed eccolo tirare fuori dal cilindro una nuova canzone, la brusca e franta Sleeps With Angels, che impose il proprio titolo all’album. Ad aprire il quale c’era però una ballatina per voce, piano e vibrafono, uno di quei miraggi traballanti che ogni tanto il vecchio Neil tira fuori da chissà dove. My Heart è, per molti versi, solo un bozzetto. Ma dice tutto quel che deve, esattamente come deve.

When dreams come crashing down like trees
I don’t know what love can do
When life is hanging in the breeze
I don’t know what love can do

È notturna e fragile, è uno sguardo buttato dove si confondono le forme, dove niente è certo a parte il desiderio e una determinazione misteriosa, di cui sai soltanto che devi seguirla, come una strada che prende il controllo del volante e non è che puoi farci molto, a parte lasciarla fare.

My heart, my heart, I’ve got to keep my heart
It’s not too late, it’s not too late I’ve got to keep my heart

La scaletta che segue vive di strappi, di cavalcate febbrili, di sfuriate caustiche e romanticismo rivestito di abbandono. È un disco, Sleeps With Angels, che prende vita sull’orlo di qualcosa che finisce, proprio nel momento in cui il rock sembrava spumeggiare all’apice della sua stagione più fortunata. Album non a caso inaugurato da My Heart, che su tutto stende la sua ombra palpitante: una straordinaria ammissione di vulnerabilità e tenacia, la condanna di chi non può fare altro che seguire ciò che sente di essere, di inseguire i bagliori di un sogno prima che diventi cenere.

It’s not too late, it’s not too late, I’ve got to get somewhere
Somewhere, someone has a dream come true

sleeps-tape

Ogni volta che la cassetta iniziava a girare nello stereo o nell’autoradio – o che ripartiva grazie al miracolo tecnologico dell’autoreverse – My Heart mi chiudeva all’angolo, mi inchiodava al suolo. In qualche modo, la natura traballante del nastro sembrava accordarsi alle fragilità sovrapposte e convergenti della voce di Young, di quel piano intriso di honky tonk sbiaditi, di quel vibrafono lontano. Quando più avanti ho ricomprato Sleeps With Angels in CD, è stato un po’ come sentirlo nuovo. Era lo stesso disco, ovviamente, ma diverso.

Non ho capito subito quanto la partita doppia tra ciò che la definizione digitale mi offriva in più e quello che invece toglieva, fosse inaspettatamente in perdita.

Qui le altre Awakening Songs

7 commenti

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