Awakening Songs #10: Wilco – Misunderstood

Short on long term goals
There’s a party there that we ought to go to
If you still love rock and roll
You still love rock and roll?

È quasi estate. Lo sento da come si dilatano i suoni là fuori, dallo strato di tepore raggelato tra nuca e cuscino, tutto un riposizionarsi di sensi e movimenti nella dilatazione di luce e tempo. E aprire gli avvolgibili, e cercare conferma in quello che puoi vedere di là dal vetro, negli odori a finestra aperta. Che poi, c’è sempre un po’ di delusione nel verificare: non è mai vero del tutto quello che senti, quello che sai.

Comunque, è quasi estate. Ed è un po’ come rimettersi al centro di un quadro, un quadro che nessuno può vedere, dove tu – privilegiato (?) – sei nella prospettiva di poter essere, di voler diventare, fare, andare. Una prospettiva che sta lì, solidificata, sedimentata da così tanti anni che direi da sempre. Sedimentata, perciò sconfitta, in qualche modo. Ma è ancora lì. Non morde più, ma non demorde.

Uno dei modi in cui quella prospettiva manifestava il suo potenziale, la sua energia, era la musica, il rock. Ho scritto “era”, sbagliando. Lo è ancora, ma è come se ne sentissi la forza e il rimbombo da dietro una parete familiare, quotidiana, su cui avrei potuto scrivere – se ce ne fosse stato bisogno – parole quali “velleità”, “consapevolezza”, “limiti”.

Short on long term goals

Senza obiettivi a lungo termine, perché gli obiettivi sono diventati ormai un gesto involontario, automatico, come sbattere le palpebre e respirare, come il troppo mangiare, come il cattivo bere. Ma è più o meno estate.

There’s a party there that we ought to go to

Quel dilatarsi di cose. Di tempo. Si creano spazi dove il rock torna a essere una vibrazione essenziale, inevitabile. Vecchi automatismi. Sì, non sono altro che questo: vecchi automatismi. Nessuna dilatazione. Le cose, gli spazi, il tempo: tutto compresso, sempre più, nell’imbuto delle prospettive.

If you still love rock and roll
You still love rock and roll?

Quando i Wilco decisero di mettere Misunderstood in apertura di Being There, sapevano bene – è evidente quanto lo sapessero – che sarebbe stata un crinale, il prima e il dopo. Iniziava ufficialmente la loro epica di sconfitta intima e grandiosa, l’enfasi delle chitarre e lo sgocciolare del piano come la rappresentazione di un’anima scissa tra persistenza e assenza, tra resa e tenacia. Quella capacità di cogliere l’approdo di una storia nel bagliore di un dettaglio con l’intensità di chi non può non esserci passato davvero.

When you’re back in your old neighborhood
The cigarettes taste so good

Le distorsioni, quel brontolio da perturbazione che attraversa i piani emotivi, fisiologici, sintetici. Il coraggio di sostenere lo sguardo del fine corsa, che poi è il tuo riflesso.

È quasi estate, ragazzi. E chissà se lo amo ancora, il rock’n’roll.

Qui tutte le Awakening Songs

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