Il rock e la sua riscrittura: Killing Rock Revolution di Alessandro Bruni

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Alessandro Bruni mi ha contattato via social proponendomi di leggere un suo romanzo. Con poche, sibilline parole mi ha fatto capire che, considerate le mie attitudini, si sarebbe rivelata una lettura particolarmente interessante. Di norma di fronte a richieste del genere tento di svicolare, ho già molta, troppa roba da leggere. Di norma, rifiuto. Ma Alessandro è stato assai persuasivo, ha adoperato i toni giusti, gli argomenti giusti. Così ho accettato.

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Killing Rock Revolution è uscito nel 2017 per un editore bolognese (Persiani) che per la verità non conoscevo. Comunque, se graficamente la copertina non mi fa impazzire, la carta e il carattere sono invece assai buoni, mentre per quanto riguarda l’editing mi pare di eccellente livello (per dire: non ho intercettato alcun refuso né un costrutto problematico). Venendo al romanzo, beh, devo dire che Alessandro aveva ragione: è stata una lettura divertente. È un thriller che sbanda piacevolmente verso la commedia, sospeso tra storia e reinvenzione della stessa. Ma qui mi fermo, non starò a descrivere il plot. Vi bastino gli ingredienti: Londra nella cuspide tra gli anni Sessanta e Settanta, alcuni decessi tristemente celebri (quello di Jimi Hendrix, quello di Jim Morrison) e altri possibili (quello di Mick Jagger), un’organizzazione segreta e la relativa cospirazione, un giornalista-cappellaio matto, un fotografo scozzese catapultato per caso nel folle mondo del rock’n’roll, quindi festival musicali, sostanze stupefacenti, sesso a fiumi…

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La scrittura è asciutta e agile, gli scenari sono credibili e gli sviluppi – una volta compreso il gioco – pure. Bruni non è uno da metafore, va dritto al sodo, mette la vicenda su un piano inclinato e avanti così, capitolo dopo capitolo, per 190 pagine che scorrono tese e baldanzose come un pezzo dei Led Zeppelin. Certo, non stiamo parlando di un capolavoro: tutto in questo romanzo tende all’intrattenimento puro da raggiungersi col tragitto più breve, non c’è insomma nessuna velleità di ambire ai piani alti della letteratura. Inoltre, a dirla tutta, il finale non mi convince granché, c’è quel colpo di scena forse un po’ troppo al servizio di certa vulgata complottista, anche se in linea con lo spregiudicato arricchimento delle scorie mitologiche che caratterizza tutto il racconto (dove vengono tirati in ballo anche Matrix e la copertina di Atom Heart Mother, con un effetto vagamente Forrest Gump).

Mick Jagger

Se ne scrivo, è anche per sottolineare un aspetto, una vibrazione che mi ha accompagnato (piacevolmente) durante la lettura: la sensazione di un passato rock ancora vivo perché parzialmente ignoto, consumato sotto riflettori che ne coglievano solo alcuni frame (quelli più sensazionalistici: non troppo diversamente da come avviene oggi, anche se molti parametri sono radicalmente cambiati), un patrimonio di personaggi dei quali le molte, troppe leggende successive hanno cannibalizzato la biografia. Biografie che quindi diventano altrettante “pagine” su cui ci sentiamo legittimati a scrivere e riscrivere, perché ne avvertiamo la sostanziale infedeltà rispetto al lato umano dell’artista, perché sentiamo il vuoto umano dietro la leggenda, nella leggenda.

jimi-hendrix

E se tutto ciò funziona soprattutto col rock (il successo dei “rock biopic” – spesso abbondantemente romanzati – sta lì a dimostrarlo) è forse per la “cicatrice” che si porta dentro, un’anomalia che prevede l’ingranaggio sdentato, il taglio della tela, la mancanza di ragionevolezza e riguardo. Ci rivolgiamo alla Storia del Rock come a un catalogo di possibilità, di deviazioni dal formattato e dal pianificato, proprio perché abbiamo i piedi cementati su un immaginario che paga pegno sempre più alla formattazione e alla pianificazione, dove il massimo dell’anticonformismo coincide con l’iper-conformismo della trasgressione.

Il rischio – una quasi certezza – è che questa riscrittura produca a sua volta formattazione, l’adeguamento di caratteri, dinamiche e linguaggio agli standard contemporanei. Saprà il rock rivelarsi abbastanza saldo e coriaceo (culturalmente coriaceo) da resistere alla forza gravitazionale del proprio passato?

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