Imperfezioni necessarie: il nuovo album di Vinicio Capossela

Ribadisco: non scrivo più recensioni. Alcuni dischi però mi fanno sentire il bisogno di chiudere cerchi, di unire i puntini per ricavare una sagoma che intuisco importante. In molti casi, per me scrivere qualcosa su un disco (un libro, un film…) coincide proprio con questo processo: un percorso che da un pugno di sensazioni neanche troppo definite conduce a una specie di senso.

Ballate-Per-Uomini-E-Bestie-album-cover

Una cosa di questo tipo mi è accaduta col nuovo album di Vinicio Capossela. Un disco la cui importanza si può intuire prima ancora di ascoltarlo: dal titolo (Ballate per uomini e bestie), dai titoli delle canzoni, dalla lista dei musicisti coinvolti. Quel processo (spero non kafkiano) di cui sopra si è dunque concretizzato in un pezzo che tu chiamalo, se vuoi, recensione. Lo trovate pubblicato, come al solito, su Sentireascoltare (per leggerla cliccate sull’immagine della copertina oppure qui).

Siccome la lettura potrebbe far sorgere qualche interrogativo (del tipo: “ma insomma, ‘sto disco gli è piaciuto o non gli è piaciuto?”), mi preme qui ribadire un concetto: credo che certi dischi (libri, film, eccetera) debbano avere il coraggio dell’imperfezione, dell’incongruenza. In determinate situazioni e a certe condizioni, il difetto va portato con orgoglio, è una certificazione di necessità, di forza espressiva. Per questo sono convinto che Ballate per uomini e bestie sia il capolavoro mancato di cui avevamo un gran bisogno.

Penso che vada ascoltato per ciò che dice chiaramente ma anche per quello che ci fa sentire tra le righe di un discorso che viene da lontano. Un discorso che si schianta, oggi, sul cortocircuito tra “reale” e “vero”.

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11 commenti

  1. La recensione che hai scritto fornisce davvero tutte le coordinate del disco. Aggiungo (perdonami una punta d’orgoglio) che la violinista che suona sull’album di Capossela è Vanessa Cremaschi – “prestata” da Tehardo – la stessa che suona sul primo disco dei Samsa Dilemma e che suonerà sul secondo, in lavorazione…

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  2. Mah, ho letto la tua recensione, mi sembra che sei stato troppo cerebrale. Perdonami se scrivo questo.
    Citi Faber e Fossati, ma Vinicio il capolavoro l’ha fatto: Ovunque proteggi.
    In questo album c’è forse una urgenza incontrollabile di uscire. Si, è il sul album più politico e sociale, ricco di simboli e metafore.
    Di fatto è il Cantautore italiano, ora.

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    • Come faccio sempre per le recensioni (anche se questa non lo è, non in senso canonico) sono partito da una sensazione non “cerebrale”: l’ascolto mi piaceva ma c’era qualcosa che non andava, a partire dal singolo Il povero cristo. Ed era (è) proprio quello che ho scritto, un voler affrontare in maniera diretta il problema (il “reale” del web contro il “vero” della realtà) che Vinicio secondo me non riesce a risolvere bene poeticamente (in senso vasto). Che questa sia l’intenzione, il “messaggio” di questo disco non lo dico io, lo ha dichiarato già in diverse occasioni Vinicio stesso. Resta nel complesso un bel disco, musicalmente una delle cose italiane più belle degli ultimi anni, ma sul piano dell’impegno – ripeto: dichiarato – denuncia qualche ingenuità.

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    • Senz’altro. Ripeto: è un buon album, a tratti molto buono. Ma secondo me paga un approccio un po’ grossolano all’impegno. Forse non poteva fare diversamente, forse questi sono giorni da “pane al pane”, non si può andare troppo per il sottile, ad esempio bisogna dire che ciò che è stato fatto contro il progetto di Riace è inumano (vedi Il povero cristo, il video e la canzone). Lo capisco e lo apprezzo. Però un approccio del genere artisticamente lo paghi.

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  3. Intanto Stefano, grazie di conversare qui con me, è un piacere.
    Sai, sono d’accordo che c’era una certa urgenza di dire “qualcosa”, nel mio piccolo speravo in un album di Vinicio con temi che ci assillano ogni giorno (immigrazione, odio, le reti sociali ecc) e mi ha sorpreso in questo. Non mi sembra grossolano, però bisogna dare atto a Vinicio che non è faicle essere sempre pronti ed ispirati e raggiungere delle vette alte nell’insieme di un album.

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