Buon compleanno, Mr. Dynamite

A qualcuno bastano pochi secondi, trenta, per ridefinire un mondo.

Il luogo è il Civic Auditorium di Santa Monica. Le date sono il 28 e 29 ottobre 1964. I concerti sono gratuiti e radunano artisti già molto popolari tra i ragazzi dell’epoca. L’evento si chiama T.A.M.I. Show, acronimo per Teenage Awards Music International. Sul palco si avvicendano nomi come Rolling Stones, Chuck Berry, Gerry & The Pacemakers, Marvin Gaye, i Beach Boys, le Supremes… Penultimo in scaletta, prima dei scellerati e ormai lanciatissimi Stones, c’è anche James Brown, assieme ai fidi Famous Flames.

Da sempre gira una storia che riguarda Keith Richards, il quale pare aver dichiarato – non si sa bene quando – che andare in scena dopo James Brown rappresentò un gravissimo errore. Il motivo: tanto potente fu l’esibizione del (non ancora) Godfather of Soul da oscurare quella pur notevole dei cinque londinesi. Si tratta di un aneddoto ampiamente smentito, anche perché tra un’esibizione e l’altra, al netto della finzione cinematografica (lo show fu documentato in una pellicola che ottenne grande successo), passava molto tempo, sembra addirittura ore, necessarie ad allestire la scenografia.

Come al solito però storielle di questo tipo celano un senso profondo ancorché evidente: Brown era, in quel momento, l’epitome di tutto ciò che di esplosivo un’esibizione musicale poteva rovesciare sul palco, e dal palco verso il pubblico. Era così dinamico, il cosiddetto Mr. Dynamite, da sembrare irreale.

Prendete i primi trenta secondi del suo intervento – chiamiamolo così: intervento, un taglio chirurgico nel tessuto della Storia – al T.A.M.I. Show: la sua apparizione è un avvento laterale, piomba sul palco scivolando, ondeggiando, sussultando, come se fosse estraneo alle (dispensato dalle) leggi della fisica. L’attrito è sospeso, il corpo un uragano compresso, riesci ad avvertire le raffiche di adrenalina, l’ossitocina a fiotti, il collasso emotivo e muscolare in quel vortice tarchiato, nel miracolo ipnotico di quello stile sgraziato, vertiginoso, di quella veemenza fragile, senza riguardo né ragione se non le ragioni di un cuore sul punto di spezzarsi, però mai disposto ad arrendersi.

Trenta secondi di trascendenza (im)pura, coi Famous Flames che masticano le sincopi mozzafiato di Out Of Sight. Trenta secondi durante i quali James Brown non ha ancora cantato, ma ha già portato il livello dello scontro sulla linea di confine tra umano troppo umano e sovrumano. La sua danza è già canto, è musica che procede dal dinamismo del corpo, una sua estensione, il bisogno inestinguibile di eccedersi, verso un’assoluzione impossibile.

Trenta secondi. Una dimensione. Un mondo.

James Brown nacque il 3 maggio del 1933. Qui una mia recensione dell’incredibile Live At The Apollo del 1962.

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