I Dream Syndicate, il contesto, la necessità


Durante quella che amo chiamare la mia “fittonata jazz” – un periodo durato circa tre anni attorno alla metà dello scorso decennio – oltre ad accumulare cd meravigliosi che schiudevano mondi nei quali scoprivo universi e via discorrendo, mi è capitato spesso di chiedermi: cosa sto facendo? Cosa sto facendo davvero?

Ero consapevole di cavalcare (con entusiasmo e grande soddisfazione) una passione dai più ritenuta marginale, moribonda o defunta tout-court. Ma l’adoravo. Intanto uscivano molti dischi ritenuti più o meno a ragione bellissimi, più o meno fondamentali, ed erano dischi rock. Li ascoltavo, li recensivo, mi piacevano e non mi piacevano (come è normale), ma soprattutto mi chiedevo qual era il motivo per cui quelli – i dischi rock – esibivano energia nervosa e contemporanea, proponendosi cone vere e proprie schegge o scorie di un presente condiviso, mentre – chessò – un Avishai Cohen o un Giovanni Falzone suonavano vivi sì ma in qualche modo accessori, defilati, espressione di un accadere privo ormai di necessità.


Era una sensazione sbagliata, come avrei presto capito, ma soprattutto era quello che avrei presto provato anche ascoltando un disco rock. Sbagliandomi, di nuovo. Perché c’è necessità, sempre, c’è senso e forza quando un qualsiasi prodotto dell’espressione sa imporsi i modi e le forme più giusti, un contesto estetico così congruo e strutturato da diventare non il migliore ma l’unico scenario possibile, un immaginario, un’epifania narrativa.

I Dream Syndicate, tornati dopo trent’anni a sfornare dischi con regolarità e forza, ci dicono esattamente questo. Ho recensito il loro ultimo lavoro, These Times (titolo – ebbene sì – significativo) su Sentireascoltare. Ascoltarlo è (stato) un divertimento, quel tipo di divertimento che innesca connessioni, porta (riporta) alla luce frammenti e ramificazioni di cui non ricordavi o non sospettavi l’esistenza, è così padrone di sé e del proprio tempi da non lasciarti il tempo (questo tempo) di chiederti: cosa sto facendo?

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