Offuscare, rivelare: Howe Gelb

Gelb-bn

Ieri sera al Bottega Roots di Colle Val d’Elsa l’ineffabile Howe Gelb ha dato vita a un concerto raccolto e sghembo dei suoi. Da solo, chitarra elettrica e tastiera, con quella voce che sdrucciola calda e cavernosa, si è aggirato a passo sornione tra i fantasmi sgangherati di canzoni carezzevoli e misteriose. Il suo, ormai si sa, è uno scrutare pigro, intimo e mattacchione, dove tutto è sul punto di cambiare e sfaldarsi, di mantenersi in equilibrio un attimo prima di illuminarsi o crollare.

Gelb-Bottega

Tra una All Along The Watchtower pescata da un acquario di ninne nanne e una toccante Gathered, forse il momento più intenso è stato quando Howe ha spiegato – con l’autorevolezza dolce di chi non sale mai su nessun piedistallo – che la musica, la sua idea di musica, non è mai dove la cerchi, cambia sempre, si sottrae, si trasforma e trasfigura, si rintana negli spigoli e spreme i limiti delle articolazioni, germoglia – ad esempio – tra le scale e gli accordi balzani di Monk, nella sistematica auto-iconoclastia di Dylan.

Alla fine del concerto gli ho stretto la mano e mi sono fatto autografare il suo ultimo disco (Gathered, che tra l’altro è molto bello). L’ho ringraziato per i Giant Sand, per gli OP8, per avere sostanzialmente scoperto M Ward, per i suoi imprevedibili dischi da solista. Ho anche provato a dirgli – nel mio inglese che al maccheronico aggiunge l’imbarazzante rigidità d’un google translator – ciò che adoro, tra le altre cose, nella sua musica: in essa ciò che rimane offuscato è importante tanto quello che viene rivelato. Lui ha mormorato qualcosa di incomprensibile, poi mi ha regalato un abbraccio che non ho capito bene se di gratitudine o di quelli che ti invitano affettuosamente a chiuderla lì e levarti dai coglioni. Comunque, a quel punto era tardi, la birra e il negroni mi cospiravano dentro qualcosa di poco gestibile, e me ne sono andato.

Gelb-autografo

Stamattina, smaltito lo smaltibile, ho guardato meglio l’autografo: tutto sommato, la musica di Gelb somiglia a quello scarabocchio. What remains obfuscated is as important as what is revealed. E scusate il maccheronico.

11 commenti

  1. ecco un altro eroe che abbiamo in comune.
    : )
    se non fossero esistiti i Giant Sand di “valley of rain” (ma anche di “ballad of a thin line man”, di “swerve”, di “backyard barbecue” e di “chore of enchantment”) la mia vita sarebbe stata così piatta da sentirmi perfettamente a mio agio a una convention mondiale di terrapiattisti…
    anche in tempi più recenti il buon Gelb, anima e corpo dei suddetti, ha continuato ad “animare” la mia vita coi suoi album solisti, dove continuano a abitare sprazzi di assoluta genialità (non puoi chiedere ad un profeta della fragilità una costanza musicale da filosofo sistematico). Gelb è un artista vero, obliquo nel senso migliore del termine, capace di quell’approssimazione profonda che spesso e volentieri ti comunica l’impressione di arrivare quasi a sfiorare il senso nudo delle cose.
    se poi esista e cosa sia (il senso nudo delle cose), chi può dirlo?
    : ))

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