Colazioni & avversioni: i 40 di Breakfast in America

Ci sono band che, se vuoi passare per uno che di rock “ci capisce”, per uno “che ne sa”, non puoi apprezzare. Non devi amare. Tra queste, forse la più impresentabile si chiama Supertramp. Non certo tra le mie band preferite, anzi. Eppure fatico a capire il perché di tanta diffusa e – oserei dire – canonica (per non dire: conformistica) avversione.
Supertramp-Breakfast-in-America-1979

Oggi compie 40 anni Breakfast In America, il loro disco più celebre. Mi è sempre sembrato un disco pop che del pop presenta alcuni tra gli aspetti migliori: una bizzarra capacità di produrre suggestioni dalle provenienze disparate, melodie luminose che però sbocciano da pieghe tutto sommato oscure, quel senso di baracconata frizzante ma ben architettata.

Qui una mia vecchia recensione, pubblicata in origine sul Mucchio (erano i tempi della rubrica Loser, qualcuno la ricorda?) e riadattata per Sentireascoltare.

5 commenti

  1. Pazzesco. Lo stesso vale per me. Non amo particolarmente il genere, né conosco granché i Supertramp, eppure questo disco l’ho divorato e messo su cento volte per bei lunghi viaggi in macchina. Effettivamente Child of vision tagliata alla fine è un po’ una frustrazione… anche perché è un po’ il mio pezzo preferito tra questi. Devo ammettere che il pretesto che mi ci ha avvicinato (nei 90s credo) è stato il video di una canzoncina rap che usava il ritornello di Breakfast in America. In questi giorni danno uno spot (non ricordo quale) con Take the long way home… magari funzionerà come gancio casuale per altri così come è successo a me. Chissà! 🙂

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    • In effetti le cassette negli 80s spesso obbligavano a tagli sanguinosi 🙂
      Il bello (o il brutto) è che finivo per abituarmi a quelle versioni, per amarle addirittura, così quando più avanti comprai i cd mi sembrarono persino fuori luogo quelle code così estese (oltre a Child of vision ricordo pure Us and them dei Floyd, parimenti mozzata su cassetta).

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      • Un’altra amputazione sanguinosa… Io invece al contrario, quando comprai il cd di Abbey Road dei Beatles (ero ragazzino) ero profondamente irritato perché una canzone (She’s so heavy) aveva la coda tagliata. Pensavo il cd fosse rotto, trentamila lire buttate. Beata ingenuità… 😀

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      • Tutto questo è molto interessante: da una parte ci sono i Beatles che giocano a sconcertare l’ascoltatore con una cesura inattesa, dall’altra un limite tecnico che obbliga a un taglio di fronte al quale l’ascoltatore con pochi mezzi (per comprare i dischi) degli 80s elabora lo sconcerto e – almeno nel mio caso – sbriglia la fantasia, sulle tracce di chissà quale mistero (che i Beatles sollecitano ad arte, sapendo quali tasti toccare grazie al loro istinto prodigioso). Ci sarebbe materiale per farne un articolo o persino un raccontino, eh…

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