Pablo Honey: sogni e trappole

Da settembre i Radiohead iniziarono i lavori sull’album, destinato a vedere la luce nel febbraio del 1993: un lavoro che li coglie impegnati a dare vita a un rock senza sconti, furibondo e sfaccettato, a tratti persino – inevitabilmente – ingenuo, del tutto connesso comunque all’onda di rinnovato fulgore che sostanziava il rock dei primi anni Novanta.

pablohoney

Pablo Honey è un titolo enigmatico, ma spiegabile: si riferisce a una battuta di una serie di scherzi telefonici condotta dai Jerky Boys, un gruppo di comici newyorkesi che ebbero la geniale idea di registrare su cassetta queste telefonate per sfruttarne economicamente il potenziale. In effetti riuscirono a venderne una quantità considerevole. Il successo fu tale che una successiva edizione in cd del 1993 piazzò la bellezza di 8 milioni di copie nei soli usa. Uno di questi scherzi vedeva all’opera un membro della band intento a chiamare un certo Pablo fingendosi sua madre, ragion per cui la telefonata iniziava regolarmente con le parole «Pablo, Honey…». Si trattava quindi di un tipico tormentone nonsense (o demenziale tout court), che colpì Yorke perché molto divertente, certo, ma forse anche per come forniva la possibilità di alludere allo straniamento indotto dalla pervasività del codice radiotelevisivo, cui quasi sempre si accompagna quel tipico divertimento lenitivo, ipnotico, alienante.

TheGloaming-Cover

L’uscita di Pablo Honey – pubblicato il 22 febbraio del 1993 – è il punto nodale che ho convenzionalmente scelto per iniziare il discorso sull’ultimo quarto di secolo affrontato in The Gloaming. Non è un grande album, ma è comunque un disco di cui si deve tenere conto, forse – inevitabilmente – sottovalutato rispetto ai lavori enormi pubblicati negli anni successivi dai Radiohead. Da quell’esordio – e da un pezzo come Creep – seppero smarcarsi, ebbero la forza e la lucidità di considerarlo un punto di partenza e un catalogo di forme, stili e angolazioni che non volevano (più) essere. Fu un lavoro che consentì loro di esistere e di scorgere con chiarezza le trappole nascoste nei sogni realizzati. Anche da questo punto di vista, credo che si tratti di un album emblematico, esempio e monito per chiunque si metta in testa di fare rock (perché c’è ancora qualcuno che ha voglia di farlo, vero?).

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