Cinico per procura (una non-recensione di Serotonina)

Houellebecq è sempre un bel leggere. Questo vale, a mio modo di vedere, anche per l’ultimo Serotonina, nel quale al solito gestisce i passaggi più impegnativi con un’asciuttezza prodigiosa e senza riguardi, chiamando il lettore a scivolare sul piano scomodo e inclinato assieme al protagonista, risucchiato nel bozzolo di sprezzante disincanto dell’io narrante. Nei suoi romanzi c’è sempre stato una componente di rivelazione rispetto a ciò che il lettore non è (ancora) stato in grado di confessare a se stesso, non necessariamente una verità ma almeno uno sguardo sfrondato, spostato, ripulito e in qualche modo puro, perciò liberamente interpretabile come immorale da chi invece fa perno su posizioni morali consolidate. Provocatorio, sempre, il grande Michel. Una provocazione nutritiva la sua, perché non c’è nulla di peggio che arroccarsi dietro (dentro) a posizioni “istituzionali”, che arrendersi alla calligrafia della retorica.

serotonina

Eppure col tempo mi pare che Houellebecq sia stato fatto prigioniero da (si sia auto-imprigionato in) questo ruolo, diventando un po’ il nostro cinico per procura, un alter ego per (più o meno sedicenti) intellettuali disillusi ma in fondo del tutto integrati, stanchissimi e soddisfatti, definiti dalla propria stessa pigrizia. Un identikit in cui mi riconosco abbastanza (intellettuale a parte). Ma il bello è che lui, il bieco H., sembra stare al gioco, recita il ruolo, ormai costruisce romanzi a velocità di crociera (La carta e il territorio, Sottomissione e quest’ultimo) puntando un tema scottante (e riuscendo pure a beccarsi del profeta: oggi tocca alla questione gilets jaunes) senza però davvero affondare il colpo, guadagnandosi un bel po’ di critiche e sempre più ammiratori.

E lui? Lui sembra fottersene allegramente, lavora per diventare il Keith Richards (o l’Iggy Pop?) della letteratura (è sulla buona strada) oppure no, perché il rock conta ben poco in fondo (e allora tanto vale confondere la copertina di Ummagumma con quella di Atom Heart Mother in un passaggio in fondo inessenziale della storia), perché nulla conta più un cazzo in fondo. Coerentemente allo spirito dei suoi personaggi, Houellebecq è il cantore di un umanesimo esausto, quasi spento, che condanna tutto all’insignificanza, mantenendo appena accesa la brace di un disperato bisogno d’amore. In questo senso, Serotonina è più divertente che bello, a tratti mi pare persino gratuito, tuttavia non è affatto un lavoro banale (ci mancherebbe), scommetto che finirà per essere considerato un libro paradigmatico (è già così) e verrà citato in contesti diversi per un bel po’ di tempo. Presumo che sia la dolce condanna dei grandi.

2 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...