Come sempre (buon anno)

metropolis-clock

Ho attraversato altri dodici mesi e non mi sembra vero. Ma è vero.

Ho ascoltato un bel po’ di dischi nuovi. Quanti? Più di cento, meno di duecento. (Circa).

Non ho ascoltato (per mancanza di tempo, per distrazione, per scelta) un milione di dischi nuovi .

Ho riascoltato vecchi dischi. Con calma.

Ho dimenticato di rispondere a milioni di e-mail e messaggi (per mancanza di tempo, eccetera).

Ho letto una sessantina di libri.

Ne ho pubblicato uno.

Ho scritto due postfazioni per altrettanti libri (belli) di amici.

Ho scritto una quarantina di articoli tra recensioni, editoriali e monografie.

Ho parlato di David Bowie e Leonard Cohen di fronte a un pubblico (apparentemente) molto interessato.

Ho parlato di David Bowie e Radiohead alla radio.

Sono stato in Calabria per la prima volta in quasi cinquant’anni.

Sono tornato a Pescara dopo trent’anni.

Ho scoperto che Cagliari è una città dove potrei vivere e forse anche morire.

Ho abbracciato molte volte i miei figli (sentendo ogni volta – attraverso la carne, con un sussulto nel cuore – che sono cresciuti).

Mi sono incazzato mille volte, senza darlo a vedere quasi mai.

Ho provato amarezza mille volte, forse di più (e ogni volta temo di averlo dato a vedere).

Ho pubblicato un centinaio di post su questo blog.

Ho tolto un neo (ho scoperto che si dice “exeresi di un nevo”).

Ho mangiato e bevuto troppo, spesso bene.

Ho dormito troppo. Spesso male.

Ho messo su un (altro) paio di chili.

Le persone che amo (me compreso) hanno un anno di più. Le persone che odio (me compreso), lo stesso.

Sono un po’ stanco, ma sempre vivo.

Sta per iniziare un altro anno, spero che sia buono.

Come sempre, ci proverò.

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13 pensieri riguardo “Come sempre (buon anno)”

  1. Sai, leggerti é stato come far scorrere immagini famigliari … pur non essendo di famiglia. È come se questo posto dove sconosciuti si incontrano… sia una sorta di filo argenteo che ci lega con nodi morbidi. È bello provare un legame liquido intorno alla vita di ognuno di noi. 💫 é un piacere Stefano, incontrarti. 🙂

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  2. Ma chi ha scritto questo dramma? Non credo tu!
    Un grande depresso che finge di stare bene.
    Poverino.
    Comunque auguri a te e a lui perché una vita così non si può dire una vita intelligente.
    Una vita disperata 🙁🙁🙁 spero lo aiuterai.
    Un abbraccio grande.
    Ti auguro un anno solare😎😎😎😎

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    1. Capisco l’equivoco, non c’è bisogno che ti scusi.

      Ma la tua risposta mi lascia ugualmente una grande amarezza. Per due motivi: che nomini la depressione con tanta leggerezza, e che la riconduca a una “vita poco intelligente”.

      Ho avuto a che fare con la depressione altrui. L’ho vista all’opera, la depressione, anche quest’anno: è una bestia nera, letale. E, quel che è peggio, sa essere molto intelligente.

      Perdona lo sfogo. Auguri anche a te.

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      1. Mi spiace molto.
        Io la depressione l’ho attraversata in modo molto profondo e lungo e doloroso e credo proprio che sia dovuta ad una vita poco intelligente e non al fatto di essere più o meno intelligenti. Una vita intelligente è quella che riesce a vedere le cose come sono e comprendere che quella bestia, veramente letale come hai detto è frutto della nostra mente che mente sempre ed è quasi sempre è la nostra peggior nemica. Costruiamo castelli di vento che ci sembrano indistruttibili. Che dolore, che difficoltà, che fatica quella maledetta continua ripetizione e sentirsi senza forze nè senso. Conosco, ahimè. Pivcole anime deboli accartocciate e irriconoscibili…uh! Che dolore, lo sento sulla pelle. Basta un soffio del nostro coraggio e della nostra intelligenza a far cadere tutto ciò. Quel maledetto pensare così contorto nei meandri di paure inesistenti che si ritorce contro se stesso.
        Auguri anche a te di cuore.
        Grazie per lo sfogo e la delicatezza.

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  3. confermo, si dice exeresi di nevo (te l’avevo mai confessato che sono un dottore? tipo Jannacci, hai presente?).
    : ))
    azz… ma allora sei una persona importante! hai scritto un libro e parlato alla radio!
    : )
    io, invece, al massimo ho medicato le piaghe dei miei pazienti allettati (sfiga nera, medicare una piaga da decubito non è né radiogenico né telegenico…)
    scherzi a parte, “ho abbracciato molte volte i miei figli” è sicuramente l’evento più importante di qualsiasi anno. avevo capito che ne avessi uno, invece sei un polibabbo. complimenti.

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