Imprinting: Skull And Roses dei Grateful Dead

Mi attraevano, i Grateful Dead. M’intrigava il nome, l’iconografia tra il fricchettone e il minaccioso, quell’aria di mitologia sghemba e – almeno dalle nostre parti – oscura. Ma all’epoca (primissimi 90s) li conoscevo poco, quasi niente. Colpa mia, però va detto che non erano di quelli che passavano nelle radio, nemmeno in quelle più alternative. Così, in mancanza di Spotify, di Youtube, di Napster, feci quello che in quei giorni era più ragionevole fare: comprai un loro disco.

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Le sacre fonti indicavano nel Live Dead la summa del loro performare on stage, ma al negozio, ahimé, non lo avevano, mentre un altro titolo, il cosiddetto Skull And Roses, invece sì. E aveva tanto di scheletro in copertina! Quindi, nessun dubbio. Acquistai, ascoltai, rimasi basito. Pensavo: cos’è sta roba vetusta, grinzosa, innocua? Deluso, gli concessi un paio di ascolti ulteriori prima di posteggiarlo tra color che son sospesi. Ed ecco, qui, proprio qui, entra in gioco il protagonista decisivo. All’epoca avevo pochi amici, ma uno era davvero formidabile: un CD Walkman che mi portavo ovunque. Una sera – estate, quasi tramonto – nel fraterno apparecchio girava proprio lo Skull And Roses, a cui avevo concesso una ulteriore – forse ultima – possibilità. A quel punto, accadde.

Camminavo – mi piaceva farlo già allora – e in realtà scivolavo, ondeggiavo, galleggiavo, mi districavo in una trama liquida di strani agrodolci rimpianti, di gracchiante frenesia, di frizzante tepore. Soprattutto una canzone mi inchiodò a quel momento, a quella temperatura d’aria e di luce: Wharf Rat, col suo cantilenare derelitto, col suo senso di preghiera che ha smarrito da tempo la speranza della rivalsa, eppure si ostina a sentirsi il cuore pieno e vivo.

I spent doin’ time for some other fucker’s crime
The other half found me stumbling ‘round drunk on Burgundy wine
But I’ll get back on my feet again someday
The good Lord willin’

Non ho più smesso di amare questo disco. Si consumò un imprinting che ancora oggi me lo fa preferire ad altri capolavori dei Grateful Dead. Usciva il 24 ottobre del 1971. Qui una mia vecchia, innamorata recensione.

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