Gloria: nuove avventure R.E.M.

È passato quasi un quarto di secolo dall’uscita di questo disco. Uno di quelli con cui, pure dopo così tanto tempo, non so bene se ho fatto tutti i conti che avrei voluto (dovuto) fare.

La prima parola che mi viene in mente pensandoci – ricordando la sensazione dei primi ascolti, impastandola al ricordo dei molti ascolti successivi, al senso che quelle canzoni hanno maturato nel tempo, arricchendosi e logorandosi dei graffi e delle scorie del tempo – è: spaesamento. Lo stesso che provavo per quel CD privo di scritte, quasi volesse alludere all’inconsistenza di quel cerchietto di plastica in quanto supporto, una dissoluzione con cui avremmo fatto i conti di lì a pochi anni e che comunque era anche paradigma di altro, di un più ampio dissolversi.

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Anche per questo, credo, c’è cuore e confusione, il senso (il bisogno) di mappe e leggende sparigliate, di bozzetti coagulati fino a reclamare la perfezione dell’imperfezione, tra i pezzi immortalati (con scatti ora cupi e ora sovraesposti) in New Adventures In Hi-Fi.

I R.E.M., quei R.E.M., mi stavano raccontando un tramonto, un crepuscolo che era mio e di molti, forse di un’epoca. Lo facevano con la gloria stracciona e impetuosa che a volte coincide col senso stesso del rock, in un disco che raccoglieva fotogrammi meravigliosi e raffazzonati, irriverenti e schivi. Un disco che raccontava il loro passaggio, il peso specifico incommensurabile degli attimi un attimo prima che svanissero nella realtà e diventassero frammento di memoria, sostanza di un vivere che non puoi spiegare, non puoi cristallizzare e raccogliere ma appunto puoi solo vivere, mentre stai passando, consumandoti nell’attrito tra spazio e tempo. Un passaggio e uno scorrimento¹ che diventava subito anche il nostro scorrere, passare.

Di New Adventures In Hi-Fi si può discutere, possiamo considerarlo riuscito o meno, bello o meno. Ma è comunque un disco che mi porterò sempre tra cuore e memoria.

¹ anche in senso cinematografico, come una carrellata laterale sulla realtà che diventa la rappresentazione stessa del vivere. Non mancano tra l’altro in queste canzoni riferimenti al cinema.

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