Smarrimento: The Boy With The Arab Strap

Il 7 settembre 1998 usciva The Boy With The Arab Strap dei Belle And Sebastian, probabilmente il disco che li ha consegnati a una dimensione adulta, ma non del tutto: è come se li immortalasse su una linea d’ombra abitata di fotogrammi sovraesposti e crepuscoli periferici, col formicolio nelle gambe per la voglia – il bisogno – di andare oltre (verso il brulicare e l’epos tecnologico metropolitano) contrapposto al groviglio nello stomaco di chi troppe volte ha avuto la sensazione di essersi spinto troppo lontano.

b&s-theboy

Si trattò per loro del terzo, difficile album. Già. Ma in Stuart Murdoch e compagni la difficoltà e la leggerezza non sono mai state opzioni distinte, facevano (fanno) parte di un linguaggio capace di accogliere la complessità, di accettare la durezza e il grigiore dei margini per farne vibrazione agrodolce, di abbozzare con insospettabile rigore la bellezza di un imprecisato ma (e perciò) sconfinato divenire. Saranno definitivamente adulti di lì a poco, i ragazzi di Glasgow, con un quarto album (Fold Your Hands Child, You Walk Like a Peasant) molto più solido, ma ancora benedetto da quello stesso senso di meravigliosa fragilità, di penombra dell’anima e periferia esistenziale.

The Boy With the Arab Strap è però (quindi) il disco cruciale, la chiusura di un triangolo i cui altri due lati sono ovviamente i lavori precedenti – Tigermilk e If You’re Feeling Sinister – e al cui interno stanno ovviamente adagiate le gemme sparse degli EP (Dog On Wheels, Lazy Line Painter Jane e 3.. 6.. 9 Seconds of Light, a cui si sarebbe aggiunto di lì a poco il meraviglioso This Is Just A Modern Rock Song). In un certo senso, la loro discografia fino a quel punto rappresentò il cantico di smarrimento – o, se preferite, un controcanto (in)quieto al frastuono delle aspettative – di quella fine secolo/millennio che apparecchiava crolli e stravolgimenti. Qualcosa comunque di cui si avvertiva forte il bisogno, anche se oggi è difficile spiegare perché. Qualcosa di cui sarò loro, per sempre, grato.

It’s something to speak of the way you are feeling
To crowds there assembled
Do you ever feel you have gone too far?
Everyone suffers in silence a burden
The man who drives minicabs down in Old Compton
The Asian man
With his love hate affair
With his racist clientele

4 commenti

  1. Ma non devono piacerti per forza 😀
    Il fatto che avessero un senso non universale ma specifico, che si rivolgessero cioè a chi stava vivendo quel periodo storico in un certo modo, con una certa angolazione, fa parte del gioco. Vale lo stesso per gli Smiths, per i Felt, per i Talk Talk da Spirit Of Eden in poi. La “raffinatezza periferica” dei B&S era il loro modo per fornire una chiave a quanti sentivano di vivere in una sorta di marginalità esistenziale mentre il mondo precipitava rapido verso la società interconnessa. A molti non piacevano e non piaceranno mai. Lo trovo del tutto naturale.
    Un abbraccio.

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