La sabbia, la spiaggia

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Dopo dieci giorni di mare, torniamo a casa, dove troviamo ad attenderci, puntuale, settembre. Bisogna far ripartire le rotelle del marchingegno: gli avvolgibili, il router, l’addolcitore, il depuratore, la caldaia, le antenne delle tv, l’aria nelle stanze, le distanze da coprire tra una stanza e l’altra, il gas. Poi ci sono le valigie da svuotare, le lavatrici da riempire, i panni da tendere. E i giocattoli da sciacquare. Per togliere la sabbia e il sale, sapete. Sì, scommetto che lo sapete.

Apro la borsa – in realtà è un borsone – dei giocattoli da spiaggia di mio figlio, estraggo i secchielli, le palette, le formine, le palline, gli annaffiatoi, tutto l’armamentario. Dispongo ogni pezzo in giardino, sull’erba. Li inondo con un getto d’acqua dolce e li lascio lì, a brillare e asciugare al vento, a quel po’ di sole. Torno alla borsa-borsone, ne esploro l’interno: so già cosa ci troverò. Saperlo, però, non è come viverlo. La sabbia, due o tre pugni almeno, è sparsa sul fondo e raccolta negli angoli. La sabbia è un odore in agguato nel buio della borsa-borsone. Mi ipnotizza. Mi attira. Avvicino il naso, immergo il volto nel borsone. E annuso: la sabbia, la spiaggia, il vento, il vento asciutto e quello umido, caldo, vischioso, l’ombra aspra e la luce tagliente, il ritmico anti-silenzio delle onde, il cicaleccio insensato dei bagnanti, le grida rade, la vertigine esausta, il ribollire pigro, la spiaggia, la sabbia, la sabbia, la spiaggia.

In poche ore di strada e chilometri, il mare è diventato una stanza della memoria, un fotogramma sovraesposto, una fabbrica di nostalgia. Funzionava così per me, adolescente, tanto, troppo tempo fa: la fine delle vacanze al mare – sempre, le vacanze, significavano mare – coincideva con l’ingresso in una dimensione di rimpianto ritualizzato, che determinava il procedere del tempo, il farsi senso del tempo, quando i mesi e le stagioni contavano più di te che li stavi attraversando, che li stavi vivendo. Oggi, forse per un puro accumulo di esperienze, per averli attraversati così tanto da rendermi più solido di ciò che attraverso, non avverto più come un tempo la pressione di quello che, passato, non tornerà. Una spiaggia, un appartamento, uno scorcio di cielo e campagna da un balcone, un tempo dilatato, dilavato, flaccido: tutto già imploso, metabolizzato.

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Ma l’odore di sabbia, la presenza fisica e abbacinante della spiaggia, è un fatto potente, vero, vivo. Ancora vivo. Di nuovo, mi rapisce. Mi travolge. Aspiro, tiro odore di sabbia come un naufrago in astinenza di lidi-miraggi polverizzati. Ritrovo la nostalgia che, dimenticata, torna come un accumulo di tutte le nostalgie passate, sovrapposte, sovraesposte, metabolizzate. Ne emergo, in qualche modo. Mi scuoto. Sento l’istinto di condividere, di riconoscere in questa potente vulnerabilità un lascito, una linea di continuità. Raggiungo i miei figli. “Mettete il naso qui“, dico, porgendo la borsa-borsone ai loro sguardi sorpresi. “Annusate, sentite“. Loro, annusano, ma non sentono. La sorpresa nei loro occhi assume una virgola ottusa, una punteggiatura di perplessità. Mi guardano, basiti.

Io farfuglio qualcosa riguardo la spiaggia, la sabbia, il mare. Ma capisco subito il passaggio a vuoto. Ritiro la borsa-borsone e mi ritiro in buon ordine. Torno in giardino. Resisto alla tentazione di farlo ancora, mi strappo dalle mani, dalle dita, l’impulso di affondare di nuovo naso e volto nel borsone-illusione-nostalgia. Lo rovescio, lo scuoto. La sabbia diventa una pioggia di granelli che si disperde inutile e breve con un rumore prevedibile, diventa un velo grigiastro tra i fili d’erba, uno strato di nulla.

L’acqua, dolce, lo disperde in un attimo.

3 commenti

  1. A parte questa “memoria” innocente del tuo passato che mi ha addolcito il cuore … a parte che oggi i nostri figli son troppo tecnologico e meno (innocenti?) innocenti di quando noi lo eravamo… ma dico io… la prossima volta … raccoglila in un barattolo piccolo di vetro… l’odore rimane nella mente, nelle narici ma “toccarlo” è come catapultarsi qualche attimo di secondo lì …🤗 sera Stefano… l’estate respira ancora. I ricordi sopravvivono con noi. 💙 e in casa mia i barattolini si moltiplicano! 😉

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