I scream

Metti una sera d’estate – stasera – di quelle che sembrano scese sul mondo per metterci nella condizione di gustare al meglio un cono in una delle gelaterie più genuine della zona. Pieno chiantishire, collina che dopo poche curve diventa montagna, in cielo un’esplosione silenziosa di stelle, temperatura da meditazione (sul caldo che abbiamo sopportato, su quello che verrà). È una di quelle sere in cui la morbidezza d’animo viene, come dire, da sé.

In questa gelateria funziona così: una delle tre commesse fa lo scontrino al cliente, subito dopo lei stessa lo serve. Semplice. Alla cassa c’è un po’ di fila, ma nulla di che, pochi minuti d’attesa. Dopo di me entra una coppia, di mezza età. L’uomo si fionda al banco, la donna invece si accoda alla cassa. Tempo un minuto e l’uomo inizia a lamentarsi, esige di essere servito. Le commesse gli chiedono se ha fatto lo scontrino (è scritto, ovviamente, su un cartello, e a caratteri cubitali), l’uomo risponde che sua moglie è in fila (è dietro di me). La donna sbotta, dice a voce alta che alla cassa non c’è nessuno, non è questo il modo di lavorare. Nella voce di entrambi riconosco una vibrazione: è acida, spigolosa. So di cosa si tratta: risentimento.

Le commesse sono giovani ma devono averne già viste parecchie, sanno la condotta che devono tenere: li ignorano. Giunto il mio turno, faccio lo scontrino con molta calma, poi con altrettanta calma scelgo i gusti, mi faccio consigliare, ringrazio. I due vengono serviti subito dopo, escono dalla gelateria scuri in volto. Fuori, li vedo aggirarsi in cerca di un posto per sedersi, mormorano puntando l’indice verso tavoli occupati da persone ree di prendersela troppo comoda (sotto quell’esplosione muta di stelle, l’aria disciolta in quella temperatura di paradiso). Alla fine i due si mettono in un angolo, di sbieco. Mangiano i loro coni con circospezione, in silenzio.

Ho trovato una panchina libera, mi siedo e gusto il gelato con calma assoluta. È buonissimo. Solo due gusti: nocciola e ricotta & fichi. Penso al caldo del giorno passato, a quello di domani. Penso che conta solo la tregua, più di ogni battaglia. Penso che la ricotta ha davvero il sapore della ricotta, e che quelle due nocciole intere che ho trovato sembravano vive, come appena saltate fuori dal guscio.

Poi ripenso a quei due coi loro spigoli, alle loro difese alzate, alla loro aggressività immotivata. Così, tra la ricotta, i fichi e le nocciole, mi viene da pensare che: abbiamo un problema. È un problema che consiste in quanto e come non sopportiamo la presenza degli altri nel piano della nostra esistenza. A come questo provochi risentimento, un’insofferenza diffusa, sedimentata. Un’insofferenza che nel razzismo e nell’omofobia trova una manifestazione più immediata, più facile e – in qualche contorto modo – giustificabile, ma che in un certo senso lo precede, è un processo scuro, profondo e radicato, una cisti nel cervello che succhia la lucidità, la serenità, la lungimiranza. Si sa dove e quando inizia, questa insofferenza, questo malanimo rabbioso: lo stiamo vedendo, purtroppo, ogni giorno. Ogni giorno di più. Non è chiaro fin dove arriverà.

Domani, pare, farà caldissimo.

2 commenti

  1. Credo che molte persone siano state cresciute ed educate da un punto di vista del osservanza della gerarchia. Non credo si tratti di impazienza o insofferenza. Semplicemente sono anziani e tutto sanno e tutto prima devono ottenere. Boh… ottima scelta il gusto ricotta e fichi. Fa già tremendamente caldo a Milano. 🤷‍♀️ buon caldo stefano 🎵

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    • Purtroppo non erano “anziani”. O, meglio, se lo erano loro lo sono pure io 🙂 Sembravano più, come dire, con le armi spianate contro il mondo, contro gli altri. E ne vedo molti, sempre di più, sempre più visibili, come se fosse ormai l’angolazione standard da tenere in materia di rapporti umani. Buonissimo il gelato, sì. Malgrado l’amarezza che mi procura la situazione generale, nulla potrà distogliermi dal gustare un buon gelato, quando è fatto come si deve. Buon caldo anche a te!

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