La salita, la cassetta – Kill ‘Em All dei Metallica

Una cassetta da novanta era quello che ci voleva. L’anello di congiunzione – rapporto quantità/prezzo – tra voglia di musica e disponibilità economiche. Me ne andavo, quattordicenne, metallaro e la cassetta nello zaino, sul mio Malaguti cinquanta. L’espansione scoppiettava malgrado l’imbottitura di lana di vetro, cosa che ai carabinieri non ispirava simpatia, ma in genere lasciavano correre. Se non correvi troppo. Se erano in buona.

Per raggiungere la casa del mio compagno di classe – forse il mio amico migliore – dovevo affrontare un paio di temibili chilometri in salita, che il motorino affrontava ogni volta con imbarazzante difficoltà. Tutto sommato però, tenuto conto dei rapporti allungati e dei miei ottanta e passa chili, se la cavava. Se la cavava piuttosto bene. Come me (tutto sommato). E capitava spesso in quel periodo che avessi voglia di raggiungere l’abitazione del mio amico, disseminata tra altre palazzine su una collinetta (una di quelle collinette che dalle mie parti chiamiamo poggio) fuori città, con lo zaino logoro e il mio giubbotto jeans ormai oltre il livello di guardia delle sdruciture.

Ci mettevamo mezz’ora, io e il mio amico/compagno-di-classe, per toglierci dalle palle quel po’ di compiti da futuribili diplomati in telecomunicazioni. Poi, finalmente, alzavamo il volume dello stereo. Il suo sì, che era uno stereo. Lui sì, che aveva un bel po’ di dischi. Dischi belli, autori sconosciuti o attinenti la misteriosa dimensione del sentitodire. La cassetta da novanta corrispondeva ai due dischi che mi sarei portato a casa, che avrei riascoltato quel giorno e nei giorni successivi, nel mio stereo da poco e nel walkman che mi accompagnava nel sonno ogni sera, quando lo scatto dell’auto-stop mi faceva riemergere per qualche istante nel buio della camera, sigillo rituale della giornata ormai passata agli atti, narcotizzata.

Quel pomeriggio, il mio amico aveva già preparato i due dischi che avrebbero dato un senso alla cassetta. Me li aveva annunciati come una svolta, un salto di livello, una frattura. Farfugliava di “potenza”, di “velocità”. Registrare su cassetta era molto più laborioso di quanto un adolescente oggi possa concepire, ma era bello. Era bello anche perché la registrazione avveniva in tempo reale, vale a dire che registrare significava anche ascoltare, se volevi (e noi volevamo). Fu così che in quel pomeriggio d’autunno del 1984, ascoltai per la prima volta Kill ‘Em All e Ride The Lightning, primo e secondo album di un gruppo californiano dal nome che, già da solo, prometteva furibondi viaggi mentali: Metallica.

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Mentre ascoltavo, colpito ma non ancora affascinato, scrivevo i titoli delle canzoni sulla copertina. Il nome della band lo scrissi cercando di imitare il font aggressivo originale: feci il possibile. Venne approssimativa, quella scritta su quella copertina. Venne indimenticabile. Nei giorni successivi accadde ciò che doveva accadere: quelle canzoni mi travolsero. Sembravano locomotive fuori giri che sfrecciavano su binari incandescenti, scardinavano i cliché muscolari dell’hard e l’epica borchiata dell’heavy per sfociare in una rincorsa della sfuriata più abbacinante, mi spingevano oltre l’ultima possibilità del respiro, dove potevo sporgermi sul bordo dei doveri, dei compromessi, dei limiti oggettivi, e immaginare che andare oltre sarebbe stato possibile, sarebbe stato una svolta, una frattura. Tu chiamalo, se vuoi, speed metal. O trash metal. Se vuoi.

Quella cassetta non era di ottima qualità, o forse lo stereo – l’ottimo impianto stereo – del mio amico non fece pienamente il suo dovere. Fatto sta che ascolto dopo ascolto mi abituai al suono di quella cassetta, alle brume impetuose di No Remorse e For Whom The Bell Tolls, alle scudisciate fosche di Whiplash e Fight Fire With Fire, salvo poi scoprire – qualche anno più tardi – che le trame sonore erano in realtà ben più nette, più definite. Non fu una bella sorpresa: malgrado Master Of Puppets e il Black Album, i miei Metallica iniziavano e finivano lì, nei novanta minuti di quella cassetta in cui mi accartocciavo quattordicenne e metallaro, bisognoso di un bozzolo con cui misurare la portata degli ostacoli, l’assedio di un futuro più indifferente che ostile.

Il 25 luglio del 1983 i Metallica debuttavano con Kill ‘Em All.

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