Abbatti la quarta parete: i Protomartyr

Non mi concedo più molti concerti. Ma ho stilato una lista di nomi che, se capita, non voglio perdermi. Tra questi nomi, c’era anche quello dei Protomartyr da Detroit, che ieri finalmente ho visto, e pure gratis, al Lars Rock Fest di Chiusi (sempre sia lodato). Su questo live, solo una cosa vorrei dire.

Ne ho lette molte sui Protomartyr, sulla mancanza di empatia, sull’eccessiva rigidità e una certa ripetitività degli schemi. Preso atto dei loro dischi, mi ero preparato a un’esibizione – diciamo così – poco spettacolare, di certo lontana da quelle di un certo loro concittadino che a 71 anni ancora si lancia sul pubblico per fare stage diving, a costo di giocarsi un incisivo.

Il punto è che i Protomartyr praticano lo stesso sport, ma cambia l’interpretazione. La quadratura meccanica della band sul palco, la mancanza di identità estetica tale da renderli quattro tipi normali, quasi emblema del mix di guittezza e insoddisfazione che costituisce il brodo di coltura di tutti quelli che vivono fuori dal conto di luce del privilegio, è un ben preciso disegno espressivo.

Joe Casey, il cantante che sermoneggia stentoreo con le birre nelle tasche della giacca sgualcita, fumando con rabbia, è l’immagine stessa della mediocrità vissuta come una condanna, da consumarsi nel vicolo cieco delle convenzioni, dei diktat del buonsenso, della spietata ragionevolezza produttiva. Il loro set è puro teatro: non puoi cazzeggiare con la quarta parete. Ed è un teatro rock perché sceglie di non conoscere modo migliore del rock per sbattere in faccia al pubblico – per sbatterci in faccia – il degrado intimo, l’accartocciarsi di sentimento, consapevolezza, volontà.

Tutto ciò rischia di sembrare più cerebrale che viscerale, malgrado le canzoni tendano all’esplosività, a risolvere un rovello melodico costantemente assediato da scatti nervosi punk wave. Ma è un rischio che sanno di dover correre. E anche noi.

Più di una volta l’espressione di Joe, la sua postura, il senso di furia inespressa che incarnava, mi hanno fatto temere che stesse per lanciarci contro – per sbatterci in faccia, già – una di quelle bottiglie di birra. Ho avvertito un senso di minaccia, come se la quarta parete stesse per trasformarsi in un bersaglio, e noi la vittima di una incontenibile nemesi. Che il rock possa ancora spaventare, per chi ama il rock, dovrebbe essere una buona notizia.

8 commenti

  1. «è l’immagine stessa della mediocrità vissuta come una condanna». Concordo e aggiungerei «della noia».
    Ebbi un’impressione simile alla tua quando li vidi due anni fa al Monk: vedere Joe lì immobile in mezzo al palco a salmodiare spento e triste, solo il viso deformato da scatti d’ira e conati di frustrazione, ho pensato «se questo esplode succede un inferno». Se l’attitudine che tengono sia un disegno espressivo non lo so, l’idea che mi sono fatto è che lui (loro?) è semplicemente così e non ha nessuna cazzo di voglia di mettersi a fare il pagliaccio o il rocker saltellante e infuriato per il beneficio dello spettacolo.

    (mi ero promesso di riandarli a vedere proprio a Chiusi, ma poi alla fine ho preferito loro il Pop Group del giorno prima, sarà per la prossima)

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...