Ultimo Mucchio

Mucchio 29

Iniziai a collaborare col Mucchio Selvaggio nel 2001. Il modo in cui venni “reclutato” meriterebbe di essere raccontato, magari in futuro lo farò. Mi limito a dire che l’inizio di quella collaborazione arrivò dopo un colpo duro, molto duro, da cui non sapevo bene come riprendermi. Forse è per quello che mi ci aggrappai con la foga di chi trova un’insperata riserva di ossigeno nel serbatoio. Mi aiutò a risollevarmi regalandomi nuovi motivi per attraversare le giornate, una febbre di obiettivi (anche se non sapevo bene quali, a dire il vero) che affrontai come in trance, con un entusiasmo che ero arrivato a credere di non poter provare mai più.

Per mesi scrissi a un ritmo furibondo recensioni, articoli, rubriche. A ripensarci, mi sembra che in quel periodo non avessi tempo e testa per pensare ad altro. Era proprio così: galleggiavo su una specie di euforia insensata, lasciai che il mio amore per il rock prendesse i comandi. Mi abbandonai al flusso. Fu elettrizzante, faticoso, bellissimo. Fu la cosa migliore che potesse accadermi e potessi fare. Fu una delle cose migliori che abbia mai fatto.

redazione-n-1-ottobre-1977
Il primo numero del Mucchio

Negli anni l’intensità del mio impegno è cambiato come è cambiata la rivista, la sua periodicità (da settimanale a mensile) e l’impostazione. Arrivarono tempi difficili, soprattutto quando persone che stimo molto – un’ammirazione che in qualche caso è diventata amicizia – decisero di lasciare, alcune sbattendo la porta: avevano le loro ragioni. Io sono rimasto, non perché volessi appoggiare una parte in una disputa che non ho mai vissuto in prima persona: semplicemente, sentivo di doverlo fare, sentivo di non essermi messo abbastanza in gioco, di non avere restituito abbastanza da potermi permettere di lasciare al suo destino una nave che rischiava di affondare.

Sentivo che in qualche modo a suo tempo avevo stretto un patto, imbarcandomi per una missione che non era ancora giunta al suo epilogo (un impegno dal quale, che ve lo dico a fare, non guadagnavo un euro: ma non era quello il punto).

mucchio767
L’ultimo numero del Mucchio

Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata da Daniela, la direttrice del Mucchio. Mi ha annunciato che non ci sarà più alcun Mucchio (qui il comunicato ufficiale). La notizia mi ha sorpreso, perché il nuovo corso della rivista mi sembrava interessante, vitale, coraggioso. Mi ha fatto male, perché ho scoperto che il pensiero di “far parte del Mucchio” aveva una sua estensione, una densità, quella che adesso è diventata una zona inerte, una vibrazione di colpo muta, da qualche parte tra ciò che sono stato e quello che credo di poter (ancora) essere.

Di tutti questi anni da collaboratore e di quelli precedenti da lettore, sono grato al Mucchio. È stato un luogo, una dimensione, un appuntamento, un rifugio, un orizzonte di storie che ne implicavano altre e altre ancora. È stato un approdo. È stato uno dei modi in cui potevo dire “io” che significava anche un “noi”, un’appartenenza fatta di argomenti e motivi. È stato ossigeno nel momento in cui credevo di non riuscire più a respirare, ogni volta che credevo di non riuscirci più.

La prima cosa che scrissi per il Mucchio fu una recensione, quella di Stories From The City, Stories From The Sea di PJ Harvey. Per una serie di motivi che sarebbe inopportuno dire, non scorderò mai il groviglio di cose che sentivo attorcigliarsi nel petto mentre buttavo giù quelle righe, con particolare riguardo per questa canzone.

I cerchi si chiudono, il tempo chiama alla raccolta. Le parole, come i fatti, diventano cadaverini sparsi sulle pagine di chi vorrà leggere. Di chi vorrà ricordare.

So long, Mucchio.

30 commenti

  1. E’ una notizia lacerante, da qualsiasi angolo la si guardi. Si potrebbe iniziare a tirar giù un “pippone” sulla caduta verticale delle istanze di una cultura underground musicale e non che fa fatica a restare in piedi. Ma non servirebbe a nulla. Serve, invece, leggere, rileggere e ancora rileggere quanto di bello è stato scritto in questi anni sulle pagine di questa immensa rivista, anche da te Stefano che continuavi a deliziarci con dei pezzi per la rubrica “Weird Fishes” di una beltà e di una sagacia uniche. Qualcuno (Nietzsche) diceva che dal caos può nascere una stella che danza, chissà che non siamo nei tempi giusti, nell’attesa ti ringrazio ancora per quanto di bello ci hai fatto leggere sul Mucchio.
    Danilo

    Piace a 1 persona

  2. Mah.
    Fui un lettore del Mucchio quasi prima ora.
    Poi quando divenne settimanale smisi di prenderlo se non qualche volta. Scelta assurda oltre alla direzione editoriale: mettere musica con politica cinema fumetti libri e chi più ne ha metta.
    Poi in questi ultimi anni credo d’averlo preso una volta sola o due.
    Mi pare anche di aver tutti i M. Extra con i cd, almeno finché usciva Extra.
    Non so che dirti, tanta roba e troppa forse, poi anche le firme non mi piacevano, spesso non si capiva di cosa trattasse il disco. Devo dire che invece tu eri “leggibile” ed interessante.

    Aggiungo poi che il “pontificare” non ha giovato a seguire la rivista.

    Magari era un mio limite.

    Piace a 1 persona

      • Chi lo sa?!? In edicola ci sono tante riviste, molte revivaliste, personalmente neanche le sfoglio. Il mucchio era diventato un qualcosa con “tanta roba” dentro troppa. Ad esempio che mi frega del lungo servizio su uno scrittore o un regista? Quando posso trovarlo da altre parti? Ci può stare una volta ogni tanto. Poi sempre una certa spocchia di fondo.
        Veramente diveniva antipatico da sfogliare in alcune parti per me come lettore.
        Io volevo una rivista musicale.
        Se devo leggere di politica andavo da un altra parte, nn perché non fossi d’accordo anzi ma non in una rivista musicale. Mah sarò stato un mio limite però mi perse come lettore.

        "Mi piace"

      • Negli ultimi anni il Mucchio aveva scelto di concepire un lettore con interessi e curiosità che partissero da un certo tipo di musica per abbracciare letteratura, cinema, serie tv, fumetti… Questo gli consentiva angolazioni e raggi d’azione interessanti, penso al numero sulla cultura black in USA, svolto a più voci con modalità interdisciplinare. O il numero sugli Stooges che allargava l’obiettivo per parlare di Detroit, quindi cinema, letteratura, questioni razziali ed economiche…
        Dici che finiva per sembrare spocchioso? Forse, ma stava alzando l’asticella, inseriva la passione per il rock in un quadro più ampio e interconnesso. La rivista musicale classica – monografia sulla band, intervista, recensioni – ha ancora senso, certo, ma sconta un limite: si rivolge a un lettore che si rifugia nella propria passione/ossessione. Va benissimo, ma è sempre più un modello da riserva indiana autoreferenziale, un tentativo di opporre specificità all’assedio della trasversalità. I numeri parlano comunque – come è comprensibile – di poche, pochissime copie vendute per tutti.
        Il Mucchio secondo me stava provando una strada che non aveva uguali su carta in Italia. Con difficoltà, vendendo quanto bastava per mantenere la linea di galleggiamento, senza diventare un catalogo di pubblicità patinate e rockismo posticcio come altri mensili dalle tirature irragionevoli che mirano ai portariviste dei parrucchieri.
        A me il progetto piaceva. Ogni mese riservava una sorpresa. Lo rimpiangerò.

        Piace a 1 persona

      • Per prima cosa Stefano grazie per il tuo tempo qui, ti scrivo perché il Mucchio ci stava a cuore, da posizioni diverse.
        Per spocchioso intendevo alcuni tuoi colleghi, mi riferivo non all’ultima gestione, che però mi ha marcato e ho scelto di non prenderlo. Per me la musica è passione e amore e senza mai eccedere nell’ossessione e al collezionismo.
        Scusa aggiungerò un commento più tardi ora non riesco. Ciao!

        Piace a 1 persona

      • Per prima cosa Stefano grazie per il tuo tempo qui, ti scrivo perché il Mucchio ci stava a cuore, da posizioni diverse.
        Per spocchioso intendevo alcuni tuoi colleghi, mi riferivo non all’ultima gestione, che però mi ha marcato e ho scelto di non prenderlo. Per me la musica è passione e amore e senza mai eccedere nell’ossessione e al collezionismo.

        Piace a 1 persona

      • Ammetto che non conoscevo gli ultimi nr del Mucchio, sono rimasto alla mia opinione dell’ultima gestione di M. Stefani e poco più avanti.
        Probabilmente ora è come dici tu giustamente sulle riviste da riserva indiana.
        Però Blowup lo trovo più interessante anche se troppo cerebrale.
        Alla fine mi interessa la musica e quello che ci gira attorno, magari avrei dovuto provare a leggere qualche ultimo nr del Mucchio.

        Piace a 1 persona

      • Sono accadute cose buone nell’ultima fase del Mucchio. Ma alla fine non sono state apprezzate, questo è. Altrimenti il Mucchio avrebbe venduto il doppio e sarebbe ancora vivo, ingiunzione di pagamento o meno.
        Purtroppo devo dire che molte critiche hanno un comune denominatore: non era più il “vecchio” Mucchio Selvaggio. Ed è la verità, ma non si è capito che era una scelta precisa, forse persino giusta, forse necessaria.

        Piace a 1 persona

      • Le solite cose. La mia collaborazione col Mucchio ormai era marginale, mi occupava poco tempo ogni mese, non potevo permettermi di più. Continuerò a scrivere saltuariamente per Sentireascoltare finché avrò energia e stimoli (e finché non mi cacciano). Poi ho il mio blog, un libro in uscita entro l’estate… 🙂

        Piace a 1 persona

      • Poi Stefano quando leggo quello che scrivi come lettore ti capisco, altri tuoi colleghi no, mi di che genere tratta cosa sta dicendo?

        Forse sono io che sono invecchiato.

        "Mi piace"

  3. […] Sono così assuefatto all’idea che sul web si trovi di tutto, da compiacermi quasi che di questo non mi è riuscito di trovare la data esatta di pubblicazione. Solo il mese: maggio. O almeno così sembra (se qualcuno ha notizie più certe, lo scriva pure nei commenti). Comunque sia, non ne ho scritto quando avrei dovuto, e mi spiace perché è un album che ho amato e amo (oltre al cd lo possiedo in vinile, ormai ridotto a una coltre di fruscii: lo amo anche per questo). Recupero quindi assai volentieri questa vecchia cosa che scrissi in libertà – pure troppa – una quindicina di anni orsono per il mai troppo rimpianto Mucchio Selvaggio. […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...