Tempi del Kaiser

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Mi sono detto che, massì, leggere un romanzo sul calcio in tempo di mondiali ci sta proprio bene. Soprattutto pensando a questi mondiali monchi, amputati di senso (e controsenso) para-nazionalistico, questi mondiali che non ci hanno voluti (ah, il fato crudele) tifosi ma spettatori, amanti del giuoco, votati a un commentario che ricalchi quello scandito dalle formule e dagli schemi degli intenditori. Insomma, ben venga un romanzo sul calcio a iniettare un po’ di epica in questi giorni da contabili e scommettitori. La lettura di Kaiser (Arkadia editore) di Marco Patrone ha ribadito però che aspettarsi da un libro (romanzo o meno) che sia funzionale a qualcosa, è sempre un errore. Kaiser è molto di più che un romanzo sul calcio, parla del senso e della sostanza delle storie, dei motivi e delle necessità che spingono una storia a farsi raccontare, e quindi inventare, e di come la loro sagoma coincida spesso con quella di chi le racconta e di chi, raccontato, vive e si racconta.

La vicenda di Carlos Henrique Raposo – detto Kaiser – mi era nota, anche se non ricordo quando e attraverso chi ne ero venuto a conoscenza: un “quasi” calciatore che riesce a spacciarsi per calciatore, anzi per un gran calciatore, facendosi tesserare per importanti società brasiliane (Flamengo, Fluminense, Botafogo…) pur senza quasi mai calcare i campi da gioco. Muovendo le leve giuste: amicizie, sesso, ancora sesso, anzi: fica. Un personaggio emblematico nell’epoca della post-verità, del talento che è sempre più solo talent. Ma il valore aggiunto di questo romanzo è la sua struttura, il modo in cui – pure esso – muove le leve del linguaggio, insistendo sulle simbologie funzionali delle frasi fatte, dei codici dell’immaginario, della narrazione cronachistica che diventa il guscio di una realtà fittizia sotto la quale accade – vive – tutto il resto. Un resto quasi inenarrabile, fatto di umanità spicciola e meschina, di debolezze e perversione, di a-Moralità senza possibilità né desiderio di assoluzione.

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Il giornalista che si crede scrittore che rielabora testimonianze raccolte da un altro giornalista che forse è un manipolatore, siamo un po’ tutti noi di fronte alla difficoltà quotidiana di comprendere la verità nel flusso delle narrazioni. Kaiser è un mistero sbruffone, un laido rappresentante del vero, è l’effetto collaterale in cui è riposta una consapevolezza residua, forse l’ultima: e Marco Patrone ha saputo trovare la chiave migliore per farlo diventare una storia.

Patrone, che gestisce con successo il blog Recensireilmondo, dimostra che leggere una quantità industriale di romanzi e comprenderne i meccanismi non è affatto incompatibile col saperli scrivere. Rispetto all’esordio Come in una ballata di Tom Petty, uscito tre anni fa, la crescita è notevole.

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