Questa non è una celebrazione

Un anno fa usciva Nastri, il mio secondo romanzo. Detto ciò, ci tengo a precisare: questa non è una celebrazione.

Non lo è per due motivi. Il motivo buono è che vorrei non fosse ancora il suo anniversario. Vorrei essermi preso più tempo per sostituire parole, aggiustare frasi, ritoccare paragrafi. Quando mi capita di rileggerne alcuni passaggi, insomma, mi prende la tentazione – il bisogno – di riscriverlo. È un motivo buono, perché mi fa sospettare che da allora il mio modo di scrivere sia cambiato, probabilmente in meglio.

L’altro motivo – quello meno buono – è che un bilancio sincero di questo anniversario, privo cioè della tipica edulcorazione forzosa ad usum social, non può che giungere a una conclusione: l’uscita di Nastri ha avuto sul pubblico e sul mondo dell’editoria un effetto paragonabile a quello di una zanzara sul parabrezza di un tir in un giorno qualsiasi di mezza estate. È stato un evento irrilevante.

Sarebbe semplice farlo sembrare migliore, più importante e significativo di ciò che è stato. Basterebbe raccontare solo gli aspetti positivi e omettere quelli negativi: un po’ come usa fare con le fotografie delle presentazioni, scattate o tagliate in modo da escludere le sedie vuote. Ma non vedo perché dovrei farlo.

La verità è che le vendite sono state scarse, e i feedback (scusate il termine) lo sono stati ancora di più. È un’esperienza che non esiterei un istante a ripetere, certo, e infatti a breve lo farò: scrivere e pubblicare è un delizioso atto di presunzione che provoca dipendenza. Ma per quanto riguarda gli obiettivi che un libro dovrebbe raggiungere, quelli che ognuno si augura di raggiungere col proprio libro, non posso che definire l’esperienza di Nastri un fallimento. Non c’è nessun dramma in questo, è così per questo come per gran parte dei tanti (forse troppi) libri che escono.

Va da sé che sono molto grato a quei pochi che lo hanno letto, e ancor più a quanti tra questi pochi hanno scritto un apprezzamento sui social, su anobii, su goodreads, sulle piattaforme di vendita online (anche solo due righe, anche soltanto un voto, valgono molto, credetemi). Ringrazio chi ha organizzato le presentazioni, i fantastici relatori, tutti coloro che sono intervenuti con domande, sorrisi, strette di mano. Ringrazio di cuore quanti lo hanno recensito, per l’attenzione con cui hanno saputo entrare nel cuore (un cuore grigio, disperato, in fondo vivo) di questo romanzetto. Ringrazio, ovviamente, l’editore, il grande Giordano di Eretica.

Sono grato a costoro perché mi hanno regalato l’illusione che Nastri potesse valere più di quanto non valga in realtà. Un’illusione che coincide con quanto valeva e vale ancora per me, suppongo.

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