Crepuscolo senza uscita: una recensione de Il grido di Luciano Funetta

funetta

Luciano Funetta – Il grido (Chiarelettere, 2018)

A stupirmi maggiormente di questo secondo romanzo di Funetta è il netto cambio di tono. Credevo – e un po’ temevo – che la gabbia espressiva lynchiana dell’esordio Dalle rovine (Tunué, 2015) rappresentasse un’impronta forte, una moneta a cui lo scrittore pugliese non avrebbe rinunciato. Invece, ne Il grido sceglie una narrazione più limpida e lineare, quasi a compensare la cupezza oppressiva dell’ambientazione e – conseguentemente – dei personaggi. Mentre in Dalle rovine dava vita a una storia onirica, sottilmente perversa, che però si consumava in una dimensione tutto sommato realistica che tendeva anzi a sostanziare la normalità, a costituire la vibrazione profonda del presente, in questa seconda prova Funetta si misura con il codice della distopia, e lo fa giocando abilmente con gli ingredienti basilari del genere.

La vicenda si svolge in un futuro indefinito ma prossimo, poco più che presente, una sorta di presente aumentato e avariato, nel quale la precarietà del lavoro e il conseguente abbrutimento (fisico, emotivo, culturale, esistenziale) è diventata sistematica e il collasso delle tecnologie lo sfondo muto di ogni prospettiva. Eppure, la tecnologia governa le esistenze, proviene da una municipalità così distante da sembrare trascendentale. Una tecnologia che fornisce uno svago artificiale, la possibilità di fuggire virtualmente (attraverso un non meglio precisato “portatile”) dagli appartamenti-loculi aggrediti dal freddo.

ilgrido

Tra questi “svaghi” ce n’è uno – in un certo senso quello definitivo – che prevede la visita alle tombe dei propri cari. Si tratta di veri e propri cimiteri virtuali, non-luoghi che detengono la memoria estrema, impalpabile e residua, di una vita. Ovvero quello a cui la vita – ogni vita – tende, il suo valore limite, la sua consistenza. Lena, la giovane protagonista del romanzo, si trova coinvolta per motivi – diciamo così – sentimentali in un tentativo di sabotare questo incantesimo funebre, come rivalsa per un sopruso che ha portato alla morte di Carmen, come lei impiegata in un’impresa di pulizie da incubo.

Alternandola con i flashback dell’infanzia irrequieta di Lena – trascorsa in un orfanotrofio spettrale da cui fuggiva di notte per trovare rifugio in un suggestivo orto botanico -, Funetta affida la vicenda a sequenze più laconiche che liriche, pervase di una controepica noir cruda, quasi inevitabilmente contagiate da un realismo magico di stampo sudamericano che serpeggiano nella trama, impollinandola di simbolico e straniante. Più che la fabula, domina la tensione tra personaggi e situazione, il brulicare limaccioso di una fauna inquietante (i Dormienti, le Dame…) che popola un ecosistema esausto, nel quale ognuno è implacabilmente solo e condannato.

Si tratta di una tensione costante, senza strappi, che sa condurre il lettore fino a un finale che ha forse il demerito di pagare qualche pegno alla retorica del grido-fattore umano-bisogno di libertà, del bisogno incontenibile di realizzazarsi, di essere, opposto all’oppressione schiacciante della macchina sociale. Ma la via d’uscita riesce a mantenere il giusto grado di indeterminazione, la giusta dose di vaghezza immaginifca ed evocativa, così da lasciare opportunamente aperti interrogativi e margini di interpretazione. Proprio il finale, per quella brama di punti di fuga e varchi salvifici, con quella compenetrazione di magico e reale, di virtuale e vitale, mi ha fatto pensare a un controcanto cupo e disperato alla favola contemporanea imbastita da Mohsin Hamid in Exit West (Einaudi, 2017). Con la differenza fondamentale che ne Il grido tutti i conflitti hanno già prodotto sconfitte, la geopolitica è implosa in un crepuscolo annichilente, l’umanità è un alfabeto sul punto di estinguersi.

ilgrido

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...