Rigore

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Di articoli e libri sul conflitto jugoslavo ne ho letti molti, uscendone ogni volta sconcertato per il senso di intreccio pernicioso di cause ed effetti, per la sfaccettatura impazzita delle interpretazioni, per i percorsi impazziti di odio atavico e politico che hanno determinato massacri tanto sanguinari quanto scientemente perseguiti. In L’ultimo rigore di Faruk (Sellerio, 2016), l’approccio di Gigi Riva – giornalista de l’Espresso – a questa tragica pagina della Storia recente è molto particolare e particolarmente azzeccato: sceglie cioè di raccontare come gli eventi abbiano esitato di fronte a quell’enorme circo di passioni popolari che è il campionato mondiale di calcio, nella fattispecie quello di Italia ’90.

Il centro gravitazionale della narrazione è lo Stadio Franchi di Firenze, equinozio d’estate del 1990, appunto. Lotteria dei rigori tra Argentina e Jugoslavia. In palio c’è l’accesso alla semifinale. L’Argentina, campione uscente, è una squadra di mediocri pedatori a supporto di Diego Armando Maradona. La Jugoslavia può invece contare su campioni quali Dragan Stojković, Dejan Savićević, Davor Šuker, Safet Sušić e Robert Prosinečki, ma è già scossa dai prodromi di un conflitto che di lì a poco avrebbe travolto i balcani, dissolvendo ciò che restava della federazione fondata nel 1945 e guidata dal Maresciallo Tito fino alla sua morte (avvenuta nel 1980).

jugoslavia

Riva è abile a oscillare tra personaggi e sfondo, cogliendo il particolare umano attraverso la membrana mitologica e mediatica che avvolge i calciatori e gli eventi sportivi, tirando i fili di vicende che convergono in quel fatidico rigore affidato a Faruk Hadžibegić, che della nazionale jugoslava fu l’ultimo capitano. La narrazione della quasi impresa sportiva sembra scossa dalle ripercussioni degli eventi, dalla consapevolezza che tra calcio, immaginario collettivo e Storia potesse instaurarsi una strana, imprevedibile ridondanza.

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Tra ricostruzione cronachistica, aneddoti e risvolti umani, l’interrogativo che percorre ogni pagina sembra essere, anzi è: cosa sarebbe accaduto se quel pallone fosse entrato? Un interrogativo solo apparentemente gratuito, anzi diretto al cuore di un mistero profondo e inseplicabile, a illuminare il groviglio di forze latenti che governano i destini collettivi, e che a volte somigliano a uno strano, tragico gioco.

Un bellissimo libro sul calcio, e un prezioso, ulteriore tentativo di capire.

Un commento

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