Sincronicità

È successa una cosa strana ieri sera. Una sincronicità bella e buona. Mi intrigano, le sincronicità. E un po’ mi spaventano.

La serata di ieri si è consumata all’interno della rassegna E Se… I periodi ipotetici, ed era dedicata alle “utopie gentili”. Una delle tante, belle idee che Dario sa farsi venire e, soprattutto, realizzare. Tra gli interventi era previsto anche il mio. Mi si prospettava un compito semplicissimo: leggere un breve testo, meglio se di carattere musicale. Avevo tre minuti. Ogni tre interventi, Finaz eseguiva canzoni. Pezzi propri e reinterpretazioni. Non c’era stato il tempo di accordarsi sulla scaletta delle canzoni, al chitarrista erano state fornite indicazioni di massima sul tema della serata e via andare. Al resto avrebbe pensato l’affinità di attitudini e intenti.

Per i miei tre minuti ho scelto di leggere il testo di una canzone di Nick Cave. Potrei dire che è stata una scelta motivata dal modo in cui Cave ha utilizzato l’elaborazione del lutto (per la tragica morte del figlio) come viatico per accedere al dolore del mondo, per coprire le distanze, per piantare lo sguardo dritto nelle ferite aperte, nella sconfitta, nell’errore, nella perdizione. Esercitando la vicinanza implacabile della comprensione. Potrei sostenere che ci ho pensato molto, ma in realtà è stata una scelta piuttosto rapida, istintiva.

Quando è arrivato il mio turno, ho recitato un breve cappello introduttivo e quindi, come meglio ho potuto, il testo tradotto (spero fedelmente) di Jesus Alone. Subito dopo di me toccava di nuovo a Finaz. So per certo che lui non avesse idea di quale testo avrei letto, eppure Finaz aveva previsto di suonare proprio Jesus Alone. Sono rimasto sbalordito da come il passaggio di consegne tra la mia lettura e la sua esecuzione sia sembrato in tutto e per tutto pianificato.

Ok, certo: Jesus Alone è uno dei pezzi più riusciti e rappresentativi del Cave recente, per molti versi lo si può considerare uno dei più significativi di Skeleton Tree. Quello che è accaduto resta tuttavia una coincidenza impressionante. La cui peculiarità è stata ribadita da ciò che è accaduto dopo poche ore.

***

Mi sono svegliato nel cuore della notte, col respiro corto. Ero stranamente teso, non riuscivo a riprendere sonno. Certo, scoprire via tablet dei bombardamenti sulla Siria non ha contribuito a rilassarmi. Più tardi, a mattina ormai inoltrata, sono stato raggiunto dalla notizia del suicidio di una persona molto cara e con ancora molta vita da vivere, se la vita non gli fosse diventata un peso intollerabile.

Lo shock non mi ha permesso di collegare subito gli eventi, del resto il raziocinio mi impedisce di farlo anche adesso. Lo so, non devo, non dovrei farlo: è stata solo una coincidenza. Jesus Alone, la sofferta meditazione di Cave sul dolore della perdita e sul mistero dei motivi, il bisogno che ho avuto di leggerne il testo, la sua esecuzione tanto casuale quanto opportuna, e quindi quella terribile notizia, il dolore, il senso di perdita, il mistero in cui affondano i motivi: non c’è nessun legame, solo un caso che ha fatto accadere tutto questo così come è accaduto.

Lo so: è il nostro desiderio di ricavare senso dalla cruda insensatezza degli eventi a farci interpretare le coincidenze come sincronicità. Tutto questo lo so. Certo che lo so. Ma questa sensazione irragionevole, questa interpretazione, è anche qualcosa che resta, con cui fare i conti, a cui aggrapparsi. Ed è meglio di un vuoto in cui precipitare, e cadere soltanto.

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