Sincronicità

Nick Cave

È successa una cosa strana ieri sera. Una sincronicità bella e buona. Mi intrigano, le sincronicità. E un po’ mi spaventano.

Prima però devo parlare del dopo. Dello svegliarsi nel cuore della notte, andare in bagno, non riuscire a riprendere sonno e quindi scoprire, via tablet, dei bombardamenti sulla Siria. E di come, qualche ora più tardi, stamattina, mi sia capitato di sentire una commessa inveire contro il ragazzo di colore che elemosinava fuori dal panificio. “Io li riaccompagnerei in mare“, ha chiosato sorridendo, lasciando intendere risvolti ripugnanti dietro quel riaccompagnerei (e dietro a quel sorriso).

La serata di ieri, all’interno della rassegna E Se… I periodi ipotetici, era dedicata alle “utopie gentili”. Una delle tante, belle idee che Dario sa farsi venire e, soprattutto, realizzare. Tra gli interventi era previsto anche il mio. Mi si prospettava un compito semplicissimo: leggere una cosa, meglio se di carattere musicale. Avevo tre minuti. Ogni tre interventi, Finaz eseguiva canzoni. Pezzi propri e reinterpretazioni. Il tutto anticipato dalla presentazione di L’ultimo rigore di Faruk, un libro scritto da Gigi Riva – non il bomber sardo, il giornalista de L’Espresso – che racconta attraverso una chiave insolita (il calcio) il conflitto jugoslavo.

Per i miei tre minuti ho scelto di leggere il testo di una canzone di Nick Cave. Potrei dire che è stata una scelta motivata dal modo in cui Cave ha utilizzato l’elaborazione del lutto (per la tragica morte del figlio) come viatico per accedere al dolore del mondo, per coprire le distanze, per piantare lo sguardo dritto nelle ferite aperte, nella sconfitta, nell’errore, nella perdizione. Esercitando la vicinanza implacabile della comprensione. Potrei sostenere che ci ho pensato molto, ma in realtà è stata una scelta piuttosto rapida, istintiva.

Quando è arrivato il mio turno, ho letto un breve cappello introduttivo e quindi, come meglio ho potuto, il testo tradotto (spero fedelmente) di Jesus Alone. Subito dopo di me toccava di nuovo a Finaz. Sapevo che avrebbe suonato un pezzo di Cave, ma non sapevo quale. Neanche lui sapeva quale testo di Cave avrei letto, non lo avevo comunicato all’organizzazione. Ma Finaz aveva previsto di suonare proprio Jesus Alone.

Ok, certo: nel repertorio recente di Cave è uno dei pezzi più riusciti e, perciò, citati. Potrebbe essere persino considerata la traccia più significativa di Skeleton Tree. La combinazione però resta, e il passaggio tra la mia lettura e l’esecuzione di Finaz sembrava in tutto e per tutto pianificato. Una sincronicità. Bella e buona. Al cui senso, ha provveduto tutto ciò che è venuto dopo. Puntualmente.

 

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