Sedimentare

Sunrise
Forgot to cover up my eyes
Beauty wasted on me

Ventiquattro anni fa usciva Whiskey For The Holy Ghost. Era prima, prima che Mark Lanegan sedimentasse in un canone fin troppo solido, confidente in una forma che col tempo ha finito per raccontarci innanzitutto se stessa.

Quel Lanegan era – e sarà almeno fino a Field Songs del 2001 – uno spirito alla ricerca di un corpo, di confini, di qualcosa in cui esistere, per cui esistere.

Quel Lanegan è stata una delle cose più belle e terribili mai accadute al rock.

8 commenti

  1. ogni volta che ascoltavo Lanegan in versione solista non potevo fare a meno di pensare agli Screaming Trees. il buon Mark solista ne usciva monco, nel senso che alla sua musica mancava qualcosa. non avrei saputo dire cosa, anche perché “Winding sheet” e “Whiskey” sono davvero ottimi album, e in parte anche “Scarps”, dunque boh…
    però adesso, un quarto di secolo dopo, ragionandoci sopra qualche ipotesi provo a farla e a condividerla con te che quasi mi sei fratello…
    : )
    una parte del problema potrebbe essere che amo le voci fragili e insicure (ai vocalizzi caldi e languidi di un crooner preferisco quelli sbilencchi di un Barrett o di un Neil Young). ovviamente, nel caso di Mark Lanegan la voce è sempre la stessa, ma è indubbio che il Mark solista canta in modo più impostato e ostentato rispetto alla semplicità istintiva con cui si miscelava agli Screaming Trees.
    poi c’è forse il fatto che da un punto di vista strettamente musicale, rispetto alla (ri)creatività psichedelica degli Screaming Trees, le trame musicali e il soundwall di Mark oscilla tra il derivativo e il ripetitivo.
    da ultimo non escludo che un po’ dipendesse dal fatto che ho sempre guardato con poca simpatia alla vanagloria di chi “si mette in proprio” sottraendo linfa vitale al gruppo insieme al quale è cresciuto. da un punto di vista creativo è evidente che due teste sono meglio di una, tre sono meglio di due e così via, *quindi* Mark era anche colpevole di aver depauperato il successivo percorso artistico degli Screaming Trees (almeno agli occhi del nano adolescente)
    : )
    che aggiungere? che, ogni volta che ascolto gli Screaming Trees mi vengono in mente anche altre band del periodo 1986-88 che non hanno ottenuto neanche un necrologio/riconoscimento “marginale” (come gli Screaming Trees) e che invece ne meriterebbero altrettanto se non di più (ad esempio i Das Damen qualcuno se li ricorda? eppure l’omonimo MLP, “Jupiter Eye” e “Triskaidekaphobe” sono album davvero notevoli).
    vabbè, non ti tedio oltre coi miei “amarcord” deliranti. un abbraccio, come sempre.

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    • Penso invece che a volte sia necessario lasciarsi alle spalle la band per fare (altre) grandi cose. Vedi Peter Gabriel.
      Per quanto amassi gli Screaming Trees, credo che Lanegan abbia fatto bene a seguire la propria strada. Gli ST avevano caratteristiche peculiari ma non abbastanza da distinguersi nel (formidabile) calderone del grunge. Lanegan fino a Field Songs invece compie un percorso formidabile, unico. Un percorso visionario che risale le radici della tradizione folk rock cantautorale svelandone il suo lato scuro, acido, fino a rievocare i fantasmi di Tim Hardin e Jeffrey Lee Pierce (l’interpretazione di Kimiko’s Dream House a mio avviso rappresenta l’apice della sua carriera). Dopo sembra che abbia smarrito la spinta accontentandosi di reiterare il proprio canone, con risultati spesso dignitosi ma non esaltanti.
      Ricambio l’abbraccio, a presto.

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  2. mi sorprende che tu scriva che gli Screaming Trees “avevano caratteristiche peculiari ma non abbastanza da distinguersi nel (formidabile) calderone del grunge”. anche perché una delle loro caratteristiche peculiari era proprio la voce di Mark Lanegan che poi per tua stessa ammissione t’incanta nell’interpretazione di “Kimiko’s Dream House”. l’altra era il modo altrettanto peculiare (unico?) con cui la voce di Mark Lanegan s’impastava col grunge psichedelico degli Screaming Trees.
    però di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, quindi – mi son detto – magari mi ricordo male, magari è l’aura magica che ammanta il rimembrare “adolescenze andate” che mi spertica il giudizio.
    : )
    così, mentre scandagliavo la mia collezione di vinili alla ricerca di Clairvoyance, mi sono riascoltato sul tubo (con grande piacere) “Kimiko’s Dream House”. poi a rapido giro di ruota ho rimesso sul piatto il suddetto album degli Screaming Trees e lo sto ascoltando in questo momento: è appena finita “Standing on the egde” e sta andando “Forever”. le mie orecchie continuano a sentire “qualcosa in più”. sarà che sono un caso umano? e *peculiare* per giunta?!??!
    : ))

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    • Secondo me è il tipico caso in cui stiamo dicendo più o meno la stessa cosa senza rendercene conto 😀
      Lanegan era decisivo per i Trees, la cui idea sonora era grande ma necessitava proprio di quell’impasto. Secondo me, da solista ha dimostrato che lui aveva strada da percorrere e luoghi da visitare anche senza di loro.
      Poi, oh, si arriva sempre a un certo punto in cui il gusto personale, il modo in cui abbiamo vissuto quel periodo, il modo in cui lo abbiamo elaborato negli anni, produce in ognuno un giudizio diverso. E dobbiamo starci 🙂

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