Soltanto dopo

Quando lo seppi, mi sentii svuotato. Il muretto di pietra mi accolse con la durezza necessaria. Seduto, alzavo lo sguardo alle pareti linde del vecchio edificio da poco ristrutturato. Continuavo a guardare, non riuscivo a fare altro. Cercavo qualcosa nei volti dei passanti – si stava inaugurando la nuova biblioteca – che sapevo di non poter trovare.

Era il tardo pomeriggio di una domenica nervosa, imbottita della tipica energia spenta, senza sbocco e orfana di scopo delle domeniche pomeriggio d’autunno. Era una di quelle domeniche pomeriggio, quasi sera, con un buco nello stomaco e un nitido senso di sconfitta da consegnare alla settimana in procinto di iniziare. Avete presente?

Quanto al cielo, era uno schifo. L’aria stazionava sulla poca pelle scoperta come un verme flaccido. Sembrava dovesse dire qualcosa, e non volerlo fare. Suggeriva, e si ritirava. Un’aria instabile, nervosa.

Anch’io ero nervoso. Lo ero fin dal primo pomeriggio, fin da quando la sera aveva iniziato a farsi vicina, a stringersi attorno alle spalle.

Ero stranamente nervoso. Irritabile.

Lo so. So che tutto ha iniziato a sembrarmi così soltanto dopo che l’ho saputo. A quel punto ciò che ricordo di quel giorno, le ore precedenti e le successive, il momento preciso, è precipitato nella memoria come un sacco senza vita, sedimentando in una freddezza solida e scivolosa. A quel punto, c’era un prima all’improvviso lontano, e un presente di colpo muto.

Il 27 ottobre del 2013 moriva Lou Reed.

13 commenti

  1. 🙂 Tutte le verità sulle sue menzogne inventate sono sotterrate insieme a lui (lo sai che era un bugiardo di quelli come pochi in questo mondo?) Molto, ma molto di più è stato quell’essere tanto fragile quanto crudo nelle sue performance di vita musicale e privata.
    Ecco perché il vuoto incombe ancora oggi . Io ti capisco…Nel 2011 esattamente l 8 luglio sono stata trai fortunati che all’’Arena Civica dii Milano lo hanno ascoltato L’Arena era stracolma, zanzare comprese ma non importava molto delle imprecazioni e dannazioni che dicevamo e passavamo. eravamo un unica cosa col suo stile di muoversi sul palco e la sua voce.. c’era lui e lui, strafottente nel modo, ed educato nel suo stile da “dio” . Era perfetto, una voce di altissimo livello nel momento in cui ha preso confidenza con l’ambiente che lo circondava (al primo brano eseguito aveva annaspato un po’, Ho ancora il video di “Sweet Jane“, la più bella e sorprendente per me l’ha cantata in modo diverso dal solito. Sono uscita da quell’Arena pensando che quel brano fosse un regalo per noi. Lui diceva sempre che avrebbe preferito essere messo nei sacchi della spazzatura e buttato in discarica ma io nel mio intimo so dove sta…canto quinto dell’Inferno di Dante secondo cerchio, dove sono i lussuriosi; miica per punizione eh 🙂 Mi manca

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  2. il buon Lou è uno dei pochi artisti che, discografia alla mano, non mostra – a mio (in)sindacabile sentire, esiusciual : )) – la classica “parabola creativa discendente”. intendo, mentre altri grandi (e meno grandi) mostrano di regola un singolo picco creativo (dopo il quale s’incamminano lungo una più o meno ripida/rapida discesa), la storia del nostro eroe racconta una peculiare molteplicità di picchi creativi sparsi nell’arco di quarant’anni di carriera (cosa che, evidentemente, indica rarissima genialità).
    ma più di tutto, la descrizione della tua reazione alla notizia, mi ha risuonato empatica “rollando” il dito nella piaga perché assai simile alla mia di qualche giorno fa quando ho saputo della morte di Grant Hart, cofondatore nonché coanima degli Husker Du, il mio gruppo preferito d’ogni epoca e realtà parallela (eh, vista la teoria delle stringhe…). nel lontanissimo 1990 o giù di lì lo incontrai in un piccolo locale della bassa vicino a Forlì dove suonava con i Nova Mob (gli Huskers non li vidi mai dal vivo perché l’amico che metteva la macchina con cui dovevamo andare al concerto di Novellara nel 1985 – o 86? – mi diede buca la sera stessa… ancora piango, ma non divaghiamo). qualche sera fa, dopo la notizia, ho guardato come un idiota la mano destra con cui avevo stretto quella di Grant e l’ho sentita vuota. che scemo, eh? poi ho cercato in rete e ho trovato quella foto recente (ma in bianco e nero) di Grant e Bob, dove il suo volto è letteralmente scavato e consumato dal tumore, il classico uomo morto che cammina… e google immagini te la spiaccica accanto a quelle dove sorride vivo e colorato… è strano quando un senso di vuoto “virtuale” diventa così fisico, tipo quando è morto papà Vonnegut…
    : (((
    scusa lo sfogo, ma se non scrivo quanto sopra al mio “fratello musicale”, a chi allora?

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